ETNA E VESUVIO. TRAPPOLA PER TOPI
Roma, 31 ottobre 2002. Le scorte di mascherine antipolvere sono state esaurite in poche ore. Basterebbe questa notizia per dare il polso della capacita' delle nostre Autorita' in caso di emergenza. Per ora l'Etna ha provocato solo danni materiali cui porre rimedio (ad eccezione delle costruzioni in area rischio, che non dovrebbero essere piu' permesse). Tutto sommato la situazione, relativa alla sicurezza degli abitanti dei Comuni del circondario, e' sotto controllo, ma cosa potrebbe succedere in altra area a rischio come quella intorno al Vesuvio? Il Vesuvio ha la caratteristica di risvegliarsi improvvisamente e con eruzioni esplosive -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc. Tra l'altro gli scienziati dell'università Federico II di Napoli, hanno individuato un massiccio serbatoio di magma che alimenta il vulcano a circa otto chilometri di profondità. Il serbatoio si estende per circa 400 chilometri quadrati: un'area vastissima. Ci sono 800 mila persone insediate negli ultimi anni intorno a un vulcano che non è spento e che, dicono gli esperti, riesploderà di sicuro e proprio in questa zona c'è la massima concentrazione di costruzioni abusive d'Italia, dopo la conca di Palermo. L'abusivismo è stato condonato, ma le case non sono antisismiche. Nel caso si dovesse verificare una nuova eruzione, è stato preparato dal Dipartimento di Protezione Civile un piano di azioni atte a fronteggiare l'emergenza. Tale piano prevede, al fine di scongiurare la perdita di vite umane, l'allontanamento degli abitanti delle aree a rischio prima dell'eruzione. Ma il problema e' proprio questo: come allontanare centinaia di migliaia di persone in poco tempo e con un sistema di comunicazioni, strade, ferrovie, porti, che in condizioni normali collassa? Gia', come fare? E' una domanda che giriamo alle "competenti" Autorita'.
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