GLI INUTILI E INCIVILI DOCUMENTI CONTRO LA PILLOLA ABORTIVA RU486
Firenze, 4 Novembre 2002. L'Arcidiocesi di Palermo si e' mobilitata ed ha invitato gli operatori sanitari all'obiezione di coscienza contro l'uso della pillola abortiva RU486. In un documento del Forum di movimenti di ispirazione cristiana che fa capo proprio a questa Arcidiocesi si sostiene che "detta pillola, sebbene ne sia legalizzato l'uso anche in Italia, e' da ritenersi dal punto di vista etico inaccettabile e riprovevole", e continua: "l'obiezione di coscienza all'uso della pillola RU486 e' da ritenersi legittima e doverosa da parte di ogni operatore sanitario, medico e farmacista".
A noi, che difendiamo e cerchiamo di affermare i diritti degli utenti del servizio sanitario nazionale, non interessano i motivi per cui l'Arcidiocesi del capoluogo siciliano si sia mobilitata. In quanto motivi di coscienza ci sembrano, al pari degli altri, validi a tutti gli effetti, e per questo da rispettare e facilitare che si manifestino il piu' possibile. Ma proprio perche' ci teniamo al rispetto delle leggi e a rendere tutto piu' facile nell'ambito del sistema sanitario, perche' ognuno ne possa meglio usufruire, restiamo perplessi di fronte a questa sortita, che se potremmo capire nei confronti dell'aborto in quanto tale, ci rimane di "cattivo gusto civico" rispetto al metodo.
Vediamo perche'. Prima di tutto e' bene ricordare che l'attuale legge sulla interruzione della gravidanza gia' consente l'obiezione di coscienza, che e' ampiamente praticata tant'e' che in alcune zone d'Italia e' molto problematico ricorrere all'aborto. Quindi essendoci gia' questo diritto, non si capisce l'appello dell'Arcidiocesi a non utilizzare la pillola RU486. Forse perche' un aborto con il metodo Karman dell'aspirazione (che e' quello utilizzato nella maggiorparte dei casi oggi), sarebbe per loro lecito? Crediamo di no. Per cui l'unica spiegazione che troviamo e' quella che, memori del tragico "donna partorirai nel dolore", per meglio espletare il loro dissenso verso chi sceglie di abortire, pretendono che anche la legge di tutti (compresi quelli che non la pensano come loro) debba consentire l'intervento in modo che "donna abortirai nel dolore", e quindi ecco l'opposizione alla RU486 che, come e' dimostrato in tutta Europa e Usa, facilita l'intervento e lo rende molto meno complicato da un punto di vista medico, sanitario ed economico (soprattutto per il Servizio sanitario Nazionale e le spese che oggi sostiene per una ospedalizzazione che, usando la RU486, non sarebbe necessaria).
Come detto, l'aspetto ideologico e religioso non ci interessa, per cui riconosciamo tutta la legittimita' di chi e' in dissenso con l'aborto. Ma impedire che le leggi che non piacciano non siano applicate, ci sembra un metodo incivile e pericoloso.
Cogliamo l'occasione per rinnovare l'invito a tutti gli ospedali italiani perche' questa sperimentazione non rimanga un fatto isolato, ma si diffonda il piu' possibile. Invitando il ministero della Salute ad organizzarla in modo sistematico sul territorio.
E invitiamo anche tutte le Arcidiocesi a dire la loro, ma non a seguire l'esempio dei loro colleghi palermitani: il senso dello Stato e delle leggi non e' qualcosa che riguarda solo cio' che torna alla propria ideologia, ma e' un senso civico che parte dal rispetto di ognuno, a maggior ragione per coloro che possono essere piu' lontani.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
A noi, che difendiamo e cerchiamo di affermare i diritti degli utenti del servizio sanitario nazionale, non interessano i motivi per cui l'Arcidiocesi del capoluogo siciliano si sia mobilitata. In quanto motivi di coscienza ci sembrano, al pari degli altri, validi a tutti gli effetti, e per questo da rispettare e facilitare che si manifestino il piu' possibile. Ma proprio perche' ci teniamo al rispetto delle leggi e a rendere tutto piu' facile nell'ambito del sistema sanitario, perche' ognuno ne possa meglio usufruire, restiamo perplessi di fronte a questa sortita, che se potremmo capire nei confronti dell'aborto in quanto tale, ci rimane di "cattivo gusto civico" rispetto al metodo.
Vediamo perche'. Prima di tutto e' bene ricordare che l'attuale legge sulla interruzione della gravidanza gia' consente l'obiezione di coscienza, che e' ampiamente praticata tant'e' che in alcune zone d'Italia e' molto problematico ricorrere all'aborto. Quindi essendoci gia' questo diritto, non si capisce l'appello dell'Arcidiocesi a non utilizzare la pillola RU486. Forse perche' un aborto con il metodo Karman dell'aspirazione (che e' quello utilizzato nella maggiorparte dei casi oggi), sarebbe per loro lecito? Crediamo di no. Per cui l'unica spiegazione che troviamo e' quella che, memori del tragico "donna partorirai nel dolore", per meglio espletare il loro dissenso verso chi sceglie di abortire, pretendono che anche la legge di tutti (compresi quelli che non la pensano come loro) debba consentire l'intervento in modo che "donna abortirai nel dolore", e quindi ecco l'opposizione alla RU486 che, come e' dimostrato in tutta Europa e Usa, facilita l'intervento e lo rende molto meno complicato da un punto di vista medico, sanitario ed economico (soprattutto per il Servizio sanitario Nazionale e le spese che oggi sostiene per una ospedalizzazione che, usando la RU486, non sarebbe necessaria).
Come detto, l'aspetto ideologico e religioso non ci interessa, per cui riconosciamo tutta la legittimita' di chi e' in dissenso con l'aborto. Ma impedire che le leggi che non piacciano non siano applicate, ci sembra un metodo incivile e pericoloso.
Cogliamo l'occasione per rinnovare l'invito a tutti gli ospedali italiani perche' questa sperimentazione non rimanga un fatto isolato, ma si diffonda il piu' possibile. Invitando il ministero della Salute ad organizzarla in modo sistematico sul territorio.
E invitiamo anche tutte le Arcidiocesi a dire la loro, ma non a seguire l'esempio dei loro colleghi palermitani: il senso dello Stato e delle leggi non e' qualcosa che riguarda solo cio' che torna alla propria ideologia, ma e' un senso civico che parte dal rispetto di ognuno, a maggior ragione per coloro che possono essere piu' lontani.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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