Mercoledì 15 luglio 2026
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LATTE FRESCO DI OTTO GIORNI

Comunicato ·


IL MERCATO E I CONSUMATORI STANNO PAGANDO LA "PIGRIZIA" DI GOVERNO E PARLAMENTO. CON IN PIU' LA BEFFA DI DOVER ACQUISTARE PRODOTTI CHE NON SI CAPISCE COME SONO TRATTATI.

Firenze, 26 Aprile 2002. Non passa giorno che la vicenda del latte fresco a quattro e/o otto giorni non si arricchisca di qualche vicenda che, comunque, ricade sempre nell'ambito dell'assurdo eletto a norma. E il dramma -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- che in Italia questo significa "spazio alla giurisprudenza", cioe' all'interpretazione della legge e delle norme da parte di questo o quell'altro giudice che, essendo pur sempre un essere umano, ha di quest'ultimo tutte le caratteristiche, nel bene e nel male.
Ora siamo arrivati alla sentenza del giudice di Bologna che, interpretando la legge italiana come avulsa dalla direttiva europea, ha obbligato l'unica azienda che commercializza il latte fresco della durata di otto giorni, la Parmalat, a mettersi in riga con la legge italiana. E la Parmalat ha fatto sapere non tanto che riadattera' i suoi processi produttivi a quella pastorizzazione che, secondo la legge italiana, consente la commercializzazione con la scadenza a quattro giorni dalla produzione, ma che il latte microfiltrato (cioe' quello che scade ad otto giorni), verra' commercializzato con una etichetta che lo da' in scadenza dopo quattro giorni.
Il consumatore quindi sara' beffato, perche' comprera' un prodotto che non e' quello che crede. Sicuramente sulle etichette della Parmalat ci sara' scritto che si tratta di un latte microfiltrato (che in Italia non e' un processo vietato) e non solo pastorizzato, ma tutt'intorno il consumatore e' bombardato dalla pubblicita' delle aziende protezioniste che dicono che il latte buono e' quello di quattro giorni cosi' come stabilisce la norma italiana, cioe' pastorizzato e basta.
Se uno sviluppo questa vicenda poteva avere, non poteva che essere a danno del consumatore, della sua informazione nella fattispecie. Perche' siamo arrivati ad una situazione tale c'e' tanta confusione che non si capisce piu' nulla se non munendosi di sentenze fin sui banconi di un supermercato.
I giudici di Bologna hanno deciso nonostante ci fosse gia' una sentenza del Consiglio di Stato che bocciava un precedente ricorso contro il latte microfiltrato della Parmalat … e noi che credevamo nell'autorevolezza del Consiglio di Stato, pur nel suo ambito amministrativo, ma non avevamo fatto i conti con le fantasie degli avvocati e dei giudici, nonche' la bramosia anti-mercato e protezionista di aziende che, pur di privilegiare i loro bilanci, fanno strage di buon senso, norme e decantato europeismo.
La responsabilita' di questa situazione e' del ministro delle Politiche Agricole, che un giorni si' e l'altro pure ha incoraggiato i detrattori del "latte fresco otto giorni" appellandosi all'autarchico potere della legge italiana e dimenticandosi di dover essere OBBEDIENTE ed OSSERVANTE della Ue. Altrettanta responsabilita' ce l'ha il legislatore, che sembra assente alle sue funzioni se non ha l'imput del Governo, a cui, invece, spetterebbe di governare e non legiferare.
Fino a quando andra' avanti questa situazione? Quanti avvocati dovranno ancora guadagnarci e quanti soldi dovranno ancora spendere i contribuenti mettendo le aule di tribunale a disposizione dell'oscurantismo industrialista foraggiato da altrettanto potere oscurantista?
Noi sappiamo che per ora e' solo il consumatore che ci sta rimettendo, declassato rispetto ai suoi omologhi in altri Paesi della Ue in cui da tempo e' stata recepita la direttiva del "fresco otto giorni", e che possono liberamente scegliere quale latte fresco acquistare. Per ora ci appelliamo al presidente della Commissione Romano Prodi, ma non escludiamo che, in assenza di novita', ci vedremo costretti a procedere per vie legali contro il ministero delle Politiche Agricole che, con la sua inezia, sta solo fomentando danni e confusione per il mercato, il consumatore e l'economia in generale.
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