Martedì 14 luglio 2026
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IL MICROCOSMO DELLE AGENZIE DI VIAGGI CONTRO IL MERCATO?

Comunicato ·
Firenze, 15 ottobre 2002. La Fiavet, l’associazione Autotutela e altre agenzie di viaggi, incontratisi nei giorni scorsi, hanno deciso di proclamare un’astensione per due settimane della vendita dei biglietti dell’Alitalia. Alla radice della protesta c’e’ la decisione della stessa Alitalia di cominciare a vendere i propri biglietti on-line con uno sconto di 10 euro. Mentre la richiesta delle agenzie è di "una garanzia contrattuale con la quale venga assicurata la cessazione di ogni operazione volta al by-pass commerciale delle medesime e al mantenimento delle attuali commissioni per un periodo minimo garantito di anni due, periodo durante il quale possa essere elaborata una strategia comune per il futuro."
Una "abituale" vertenza per tutelare quella che gli stessi agenti di viaggio considerano una "rete di vendita" dell’Alitalia", e quindi garantirsi le commissioni, con l’intento di migliorare i valori percentuali delle stesse? Ad uno sguardo distratto, potrebbe essere cosi’, ma non e’. Se andiamo a visitare, per esempio, il sito Internet dell’associazione "Autotutela", ci si rende conto che il problema e’ ben piu’ ampio. Qui si possono leggere le proteste di un agente di viaggi che ha scoperto che la compagnia aerea Iberia vende su internet biglietti a tariffe (basse) che le stesse agenzie non conoscono, o che la compagnia Lufthansa gia’ da tempo fa quello che l’Alitalia ha annunciato ma anche con sconti al consumatore fino a 20 euro, o che un touroperator famoso si e’ organizzato per vendere anche in modo diretto i propri prodotti.
Cioe’, grazie a tecnologia e rapporti sempre piu’ diretti tra produttori e consumatori, c’e’ un mondo in trasformazione che sta tagliando i costi finali. Ma queste agenzie si sentono scavalcate e, secondo le logiche dell’attuale mercato, minacciate nel loro lavoro di mediazione o "rete di vendita" che si voglia dire. Se il mondo fosse fermo e le rendite di posizione fossero le uniche a valere in economia, gli si potrebbe dare ragione. Ma cosi’ non e’. Lo hanno capito diversi produttori e tutti i consumatori, ma queste agenzie sembra di no. Da qui l’invito a non vendere biglietti Alitalia. Non sappiamo se questo potra’ loro servire ad avere in generale un migliore potere contrattuale con Alitalia. La cosa ci interessa fino ad un certo punto, facendo noi gli interessi dei consumatori, anche se, ovviamente, non contro le agenzie di viaggi (la cui funzione, al di la’ della specifica protesta, e’ importante nell’orientamento delle scelte dello stesso consumatore).
Ma dobbiamo rilevare la scarsa prospettiva per questo mercato, organizzato in questo modo, dove il consumatore e’ considerato solo come colui che consuma cio’ che gli viene offerto, e non colui che consuma cio’ che sceglie rispetto ad una offerta totale e libera da imposizioni che preservino le rendite. Infatti il mercato appare condizionato dal potere commerciale dei vettori verso le agenzie, e dalla mancanza di queste ultime di forza nell’offerta. A tutto discapito del consumatore finale, oltre che dei magri guadagni delle agenzie e dei bilanci sull’orlo del baratro dei vettori aerei.
Una situazione da cui non se ne esce se non mettendo il consumatore al centro delle proprie politiche, e lasciando che il mercato (tra qualita’ e capacita’ di ognuno dei protagonisti) faccia il resto.
Purtroppo l’Alitalia non ancora privatizzata, gli aeroporti con gestioni monopolistiche incapaci anche di assumersi le responsabilita’ dei servizi che prestano (le vicende dei bagagli di Malpensa gridano vendetta …), e questi agenti di viaggi capaci solo di guardare la loro categoria, non giocano a favore della concorrenza e dei consumatori. Ma solo al mantenimento dello status quo, cioe’ alla lenta consunzione antropofaga di un settore che -il nostro Paese come ricettivo e gli italiani come viaggiatori- avrebbe molto da dare.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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