SCIOPERO FNSI
I PROPRI PROBLEMI SPACCIATI PER LIBERTA' E PLURALISMO DELL'INFORMAZIONE, MENTRE OGNUNO CONTINUERA' AD INFORMARSI CON I TANTI E GENEROSI MEZZI ALTERNATIVI AI MEDIA CHE VI ADERIRANNO
Firenze, 13 Novembre 2002. Sabato prossimo 16 novembre la Fnsi (Federazione della Stampa) ha proclamato uno sciopero generale dell'informazione: ". Uno sciopero per la liberta' e il pluralismo dell'informazione, nella carta stampata cosi' come nelle radio e nelle televisioni.". E' quanto si legge in un loro documento che, poi, si dilunga sulle specifiche richieste della categoria, relative a salari, previdenze e inquadramenti.
Niente di strano che una categoria rivendichi le proprie esigenze facendo ricorso a tutti i metodi che la legge gli consente, incluso lo sciopero. Ci lascia invece perplessi il fatto che il loro sciopero, per i loro problemi, le loro rivendicazioni debba essere spacciato come uno "sciopero per la liberta' di informazione e il pluralismo dell'informazione". Cosa c'entra? Forse in Paesi (tipo Usa) dove non ci sono tutte le "blindature" di corporazione che la Fnsi chiede, non c'e' pluralismo e liberta' d'informazione? Ne dubitiamo.
Certamente, invece, e' in sintonia con tutte quelle manifestazioni/scioperi che, sempre per il loro specifico, rivendicano la soluzione del loro problema come un bene per -a seconda dei casi- l'economia, l'amministrazione, i trasporti, la produzione . fino alla liberta' e il pluralismo dell'informazione della Fnsi. Un metodo di comunicazione e rivendicazione delle proprie esigenze che parte dal presupposto che, chi passivamente subisce lo sciopero, sia un suddito: quindi senza diritti, ma solo doveri di rispetto della volonta' del padrone/regnante e doveri di consumo per quello che gli viene offerto senza alternative. Ma pare che cosi' non sia piu', e alla Fnsi non se ne sono accorti . e vanno avanti con il loro sciopero per la liberta' e il pluralismo dell'informazione, convinti che urlando il loro problema e comunicandolo con cio' che credono un silenzio (alcuni media che non escono o non trasmettono), possano trovare una migliore eco alle loro rivendicazioni e salvare quello che per loro e' il mondo.
Ne' piu' ne' meno di quanti, in 500 mila o 1 milione in un corteo urlano il loro "No alla guerra", e per questo credono di aver innescato un meccanismo che porti al blocco della guerra. Sia gli scioperanti della Fnsi che i manifestanti anti-guerra, l'unica scia che avranno lasciato nei consumatori (quindi tutti gli italiani), e' quella dei disagi a cui li hanno sottoposti per la mancanza di alcuni media e per le difficolta' che comunque un corteo provoca in una citta'. Mentre, nei loro diretti interlocutori, gli editori e chi vorrebbe la guerra, non hanno provocato assolutamente nulla. Con l'aggravante, per la Fnsi, che quel disagio che vorrebbero provocare nei consumatori di media e' pressocche' vicino alla zero, grazie ai numerosi che non li seguiranno e ai molteplici canali alternativi di informazione oggi a disposizione dei singoli.
Quindi uno -l'ennesimo- inutile sciopero, che dara' forse tanta carica alla rabbia di chi lo mette in atto, ma che, creando disagi ai piu' (con l'affievolimento che abbiamo evidenziato nello specifico), sara' al pari di un'opera teatrale sul secolo che fu.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Firenze, 13 Novembre 2002. Sabato prossimo 16 novembre la Fnsi (Federazione della Stampa) ha proclamato uno sciopero generale dell'informazione: ". Uno sciopero per la liberta' e il pluralismo dell'informazione, nella carta stampata cosi' come nelle radio e nelle televisioni.". E' quanto si legge in un loro documento che, poi, si dilunga sulle specifiche richieste della categoria, relative a salari, previdenze e inquadramenti.
Niente di strano che una categoria rivendichi le proprie esigenze facendo ricorso a tutti i metodi che la legge gli consente, incluso lo sciopero. Ci lascia invece perplessi il fatto che il loro sciopero, per i loro problemi, le loro rivendicazioni debba essere spacciato come uno "sciopero per la liberta' di informazione e il pluralismo dell'informazione". Cosa c'entra? Forse in Paesi (tipo Usa) dove non ci sono tutte le "blindature" di corporazione che la Fnsi chiede, non c'e' pluralismo e liberta' d'informazione? Ne dubitiamo.
Certamente, invece, e' in sintonia con tutte quelle manifestazioni/scioperi che, sempre per il loro specifico, rivendicano la soluzione del loro problema come un bene per -a seconda dei casi- l'economia, l'amministrazione, i trasporti, la produzione . fino alla liberta' e il pluralismo dell'informazione della Fnsi. Un metodo di comunicazione e rivendicazione delle proprie esigenze che parte dal presupposto che, chi passivamente subisce lo sciopero, sia un suddito: quindi senza diritti, ma solo doveri di rispetto della volonta' del padrone/regnante e doveri di consumo per quello che gli viene offerto senza alternative. Ma pare che cosi' non sia piu', e alla Fnsi non se ne sono accorti . e vanno avanti con il loro sciopero per la liberta' e il pluralismo dell'informazione, convinti che urlando il loro problema e comunicandolo con cio' che credono un silenzio (alcuni media che non escono o non trasmettono), possano trovare una migliore eco alle loro rivendicazioni e salvare quello che per loro e' il mondo.
Ne' piu' ne' meno di quanti, in 500 mila o 1 milione in un corteo urlano il loro "No alla guerra", e per questo credono di aver innescato un meccanismo che porti al blocco della guerra. Sia gli scioperanti della Fnsi che i manifestanti anti-guerra, l'unica scia che avranno lasciato nei consumatori (quindi tutti gli italiani), e' quella dei disagi a cui li hanno sottoposti per la mancanza di alcuni media e per le difficolta' che comunque un corteo provoca in una citta'. Mentre, nei loro diretti interlocutori, gli editori e chi vorrebbe la guerra, non hanno provocato assolutamente nulla. Con l'aggravante, per la Fnsi, che quel disagio che vorrebbero provocare nei consumatori di media e' pressocche' vicino alla zero, grazie ai numerosi che non li seguiranno e ai molteplici canali alternativi di informazione oggi a disposizione dei singoli.
Quindi uno -l'ennesimo- inutile sciopero, che dara' forse tanta carica alla rabbia di chi lo mette in atto, ma che, creando disagi ai piu' (con l'affievolimento che abbiamo evidenziato nello specifico), sara' al pari di un'opera teatrale sul secolo che fu.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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