SEQUESTRO CORRIERE MERCANTILE
DOPO I SITI INTERNET, CHE POCHI SI SONO IMPEGNATI A IMPEDIRE CHE FOSSERO POSTI SOTTO SEQUESTRO, ORA E' LA VOLTA DEI GIORNALI DI CARTA STAMPATA ...
Firenze, 15 Novembre 2002. Il Corriere Mercantile, quotidiano genovese, e' stato messo sotto sequestro da quando, questa mattina alle 12,30, la polizia ha cominciato una capillare perquisizione sequestrando tutti i computer della redazione, inclusi i portatili dei redattori. Il motivo e' la ricerca di documenti che avrebbero a che fare con la pubblicazione di una notizia coperta da segreto istruttorio (indagini per terrorismo nei confronti di un palestinese) e che, a detta dell'Ordine ligure dei giornalisti, era invece gia' nota all'indagato.
Al di la' dello specifico, resta il fatto che quindici agenti bloccano l'ingresso della sede del giornale, ed e' impedita l'abituale attivita' editoriale e giornalistica dello stesso. Ne' piu' ne' meno di quando, su mandato di questa o quell'altra procura, per reati che dovevano ancora essere accertati, si e' chiuso diversi siti Internet. Come con i siti Internet, non si oscurava l'eventuale scritto incriminato, ma si impediva la visione di tutto il sito, cosi' con il Corriere Mercantile non si sanziona l'eventuale reato, ma si impedisce di continuare la propria attivita' di informazione.
Per i siti Internet avevamo sollevato il problema di dubbia legalita' costituzionale e siamo rimasti frequentemente in uno splendido isolamento, quasi sempre perche' i sequestri erano relativi a contenuti "scomodi" (propaganda nazista, documentazione sulle Brigate Rosse, etc.) e quindi non molto "popolari". Ed avevamo detto che era molto pericoloso. Le procure che si rapportavano con i reati a mezzo stampa non intervenendo sullo specifico delitto, ma, senza evidenti e certificate ragioni di reiterazione dello stesso, inibendo al sito Internet qualunque possibilita' di comunicazione, lo avevamo individuato come un triste preludio dell'applicazione di questi metodi su scala piu' ampia.
Ed e' quello che e' successo con il Corriere Mercantile. Su cui si mobilitano con indignazione la Federazione nazionale della Stampa e l'Ordine dei giornalisti che (ovviamente per spirito di corpo, visto che non una parola avevano pronunciato per i sequestri dei siti Internet di cui sopra) siamo ben lieti di vedere al nostro fianco: meglio tardi che mai.
Ma, oltre a protestare per questi metodi discutibili della procura di Genova, non possiamo non chiedere l'intervento del ministro della Giustizia Roberto Castelli che, piu' di una volta, ha detto di avere a cuore la liberta' d'opinione e di espressione, ed avrebbe per l'occasione una buona possibilita' di manifestare queste sue idee, non intervenendo in modo censoreo nei confronti della procura, ma quantomeno chiedendo spiegazioni. E se le chiede il ministro ha certamente piu' peso che non l'Aduc o la Fnsi o l'Ordine dei giornalisti.
Per canto nostro, evidenziando che purtroppo avevamo visto giusto nelle precedenti denunce, non possiamo che mettere tutti in guardia. Dal piu' piccolo sito Internet al piu' grosso quotidiano, che' si denunci subito qualunque sopruso di questo genere, perche' solo mostrando quest'opera di vigilanza di liberta' possiamo forse impedire che situazioni del genere si ripetano o che, addirittura, si peggiori la situazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Firenze, 15 Novembre 2002. Il Corriere Mercantile, quotidiano genovese, e' stato messo sotto sequestro da quando, questa mattina alle 12,30, la polizia ha cominciato una capillare perquisizione sequestrando tutti i computer della redazione, inclusi i portatili dei redattori. Il motivo e' la ricerca di documenti che avrebbero a che fare con la pubblicazione di una notizia coperta da segreto istruttorio (indagini per terrorismo nei confronti di un palestinese) e che, a detta dell'Ordine ligure dei giornalisti, era invece gia' nota all'indagato.
Al di la' dello specifico, resta il fatto che quindici agenti bloccano l'ingresso della sede del giornale, ed e' impedita l'abituale attivita' editoriale e giornalistica dello stesso. Ne' piu' ne' meno di quando, su mandato di questa o quell'altra procura, per reati che dovevano ancora essere accertati, si e' chiuso diversi siti Internet. Come con i siti Internet, non si oscurava l'eventuale scritto incriminato, ma si impediva la visione di tutto il sito, cosi' con il Corriere Mercantile non si sanziona l'eventuale reato, ma si impedisce di continuare la propria attivita' di informazione.
Per i siti Internet avevamo sollevato il problema di dubbia legalita' costituzionale e siamo rimasti frequentemente in uno splendido isolamento, quasi sempre perche' i sequestri erano relativi a contenuti "scomodi" (propaganda nazista, documentazione sulle Brigate Rosse, etc.) e quindi non molto "popolari". Ed avevamo detto che era molto pericoloso. Le procure che si rapportavano con i reati a mezzo stampa non intervenendo sullo specifico delitto, ma, senza evidenti e certificate ragioni di reiterazione dello stesso, inibendo al sito Internet qualunque possibilita' di comunicazione, lo avevamo individuato come un triste preludio dell'applicazione di questi metodi su scala piu' ampia.
Ed e' quello che e' successo con il Corriere Mercantile. Su cui si mobilitano con indignazione la Federazione nazionale della Stampa e l'Ordine dei giornalisti che (ovviamente per spirito di corpo, visto che non una parola avevano pronunciato per i sequestri dei siti Internet di cui sopra) siamo ben lieti di vedere al nostro fianco: meglio tardi che mai.
Ma, oltre a protestare per questi metodi discutibili della procura di Genova, non possiamo non chiedere l'intervento del ministro della Giustizia Roberto Castelli che, piu' di una volta, ha detto di avere a cuore la liberta' d'opinione e di espressione, ed avrebbe per l'occasione una buona possibilita' di manifestare queste sue idee, non intervenendo in modo censoreo nei confronti della procura, ma quantomeno chiedendo spiegazioni. E se le chiede il ministro ha certamente piu' peso che non l'Aduc o la Fnsi o l'Ordine dei giornalisti.
Per canto nostro, evidenziando che purtroppo avevamo visto giusto nelle precedenti denunce, non possiamo che mettere tutti in guardia. Dal piu' piccolo sito Internet al piu' grosso quotidiano, che' si denunci subito qualunque sopruso di questo genere, perche' solo mostrando quest'opera di vigilanza di liberta' possiamo forse impedire che situazioni del genere si ripetano o che, addirittura, si peggiori la situazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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