Lunedì 8 giugno 2026
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Case della Comunità: cosa sono e come cambiano la sanità territoriale

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Come riporta ELLE, le Case della Comunità sono strutture sanitarie di prossimità introdotte nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con l'obiettivo di rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale in Italia. Si tratta di presidi fisici, facilmente raggiungibili e riconoscibili, ai quali i cittadini possono rivolgersi per bisogni di natura sanitaria, sociosanitaria e sociale.

 

L'investimento, pari a 2 miliardi di euro a valere sulla Missione 6 del PNRR, prevede l'attivazione di almeno 1.038 Case della Comunità su tutto il territorio nazionale entro la prima metà del 2026 — target ridimensionato rispetto all'obiettivo iniziale di 1.350 strutture, a causa dell'aumento dei costi dei materiali da costruzione registrato negli ultimi anni. Le strutture potranno sorgere in edifici di nuova costruzione oppure essere ricavate dalla riconversione di strutture sanitarie già esistenti, come poliambulatori e presidi delle ASL.

 

Il modello organizzativo previsto è multidisciplinare e integrato: all'interno di ciascuna Casa della Comunità operano équipe composte da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri di famiglia o di comunità e, ove possibile, assistenti sociali. L'obiettivo è garantire una presa in carico globale della persona, superando la logica delle singole prestazioni e favorendo la continuità assistenziale, in particolare per i pazienti cronici e fragili — una quota che in Italia si avvicina al 40% della popolazione.

 

Sul piano operativo, le Case della Comunità si articolano in due tipologie: le strutture hub, dotate di tutti i servizi previsti e operative con copertura medica h24, e le strutture spoke, che costituiscono articolazioni territoriali con dotazioni più ridotte. Entrambe prevedono un Punto Unico di Accesso (PUA) per l'accoglienza, l'orientamento del cittadino e le valutazioni multidimensionali, collegato alle Centrali Operative Territoriali (COT). I servizi includono anche diagnostica di base, punto prelievi, servizi di prevenzione e telemedicina.

 

Lo scopo dichiarato è ridurre la pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso, portando le cure più vicino ai domicili e garantendo una risposta appropriata prima che i bisogni sanitari si aggravino. La pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza con forza le debolezze dell'assistenza territoriale italiana, accelerando la spinta verso questo modello di riorganizzazione. Resta però aperta la questione del personale: le assunzioni necessarie per far funzionare a pieno regime le strutture — stimate in oltre 16.000 unità tra infermieri, amministrativi e altri professionisti — non sono ancora completamente finanziate oltre il 2026, e i fondi certi coprono solo una parte del fabbisogno complessivo.

I dati più recenti fotografano un'attuazione ancora parziale: secondo il rapporto Agenas aggiornato a giugno 2025, le Case della Comunità pienamente operative e conformi agli standard nazionali — con presenza medica h24, infermieri di comunità, diagnostica di base e integrazione con i servizi sociali — erano appena 46, ovvero il 3% del totale programmato.

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