La Commissione propone il divieto social per i minori di 13 anni
La Commissione europea ha presentato una proposta di legge per vietare l'accesso ai social media ai minori di 13 anni e per limitare fortemente l'uso delle piattaforme digitali fino ai 15 anni. L'annuncio è arrivato il 17 settembre a Strasburgo dalla presidente Ursula von der Leyen, nell'ambito del nuovo "Kids Act" europeo.
Come riporta Reuters, la presidente della Commissione ha illustrato un piano articolato per tutelare i minori dai rischi della rete, che prevede regole differenziate a seconda delle fasce d'età. Sotto i 13 anni, niente account sui social. Tra i 13 e i 15 anni, secondo quanto dichiarato dalla stessa von der Leyen, saranno ammessi soltanto "mini-account" attivati e sorvegliati dai genitori, con funzioni ridotte e un limite di utilizzo giornaliero fissato a un'ora. Dai 15 ai 18 anni, invece, saranno le piattaforme a dover garantire un approccio "sicuro per progettazione", cioè un design pensato fin dall'origine per ridurre i rischi verso gli adolescenti.
Il provvedimento non riguarda soltanto i social network in senso stretto. La proposta introduce infatti nuovi obblighi anche per i servizi di condivisione video, i videogiochi online e i chatbot basati sull'intelligenza artificiale che offrono servizi a utenti minori di 18 anni. Si tratta di una platea di soggetti che comprende colossi come Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, e Google, che controlla YouTube.
Il cuore della riforma sta nel ribaltamento dell'onere della prova: non saranno più le autorità o le famiglie a dover dimostrare che una piattaforma è pericolosa per i minori, ma saranno le aziende tecnologiche a dover provare che i loro servizi sono sicuri per i più giovani. Von der Leyen ha inoltre sottolineato che l'Unione europea ha il potere di stabilire le regole del gioco per le big tech, e non il contrario.
Il modello europeo si ispira in parte a quanto già avviato in Australia, primo Paese al mondo ad aver vietato l'accesso ai social ai minori di 16 anni, con il divieto entrato in vigore a dicembre 2025. Tuttavia le difficoltà incontrate da Canberra nell'applicare concretamente il divieto, ampiamente aggirato dagli adolescenti secondo diverse testimonianze raccolte nei mesi scorsi, fanno pensare che anche l'Europa potrebbe trovarsi ad affrontare ostacoli simili nella fase applicativa.
Non sono mancate le reazioni critiche da parte del settore tecnologico. Il gruppo di pressione CCIA Europe, che rappresenta tra gli altri Google e Meta, ha sollevato dubbi sulle implicazioni in materia di protezione dei dati personali, evidenziando i rischi legati alla raccolta di documenti d'identità e di informazioni che collegherebbero l'identità dei minori a quella dei genitori per verificare l'età e attivare la supervisione parentale.
La strada della proposta è però ancora lunga: prima di diventare legge dovrà essere negoziata e approvata sia dal Parlamento europeo sia dai singoli Stati membri, un iter che secondo diverse fonti potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, diversi Paesi dell'Unione si sono già mossi in autonomia con iniziative nazionali sul tema, tra cui Francia, Spagna, Grecia, Slovenia, Austria e Portogallo. In Francia, in particolare, i deputati avevano approvato a luglio un divieto per gli under 15, successivamente bocciato dalla Corte costituzionale francese.