Lunedì 8 giugno 2026
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La Corte islamica reintroduce il reato di tentato suicidio

ASIA - PAKISTAN
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Come riporta The Media Line, la Corte Federale della Sharia del Pakistan (Federal Shariat Court) ha annullato la riforma del 2022 che aveva depenalizzato il tentativo di suicidio, dichiarandola contraria ai precetti islamici e di fatto incostituzionale. Con questa sentenza, il tentativo di suicidio torna a essere un reato penalmente perseguibile nel paese.

 

Il collegio giudicante, composto dal Presidente della Corte Iqbal Hameedur Rehman, dal giudice Syed Muhammad Anwar e dal giudice Amir Khan, ha accolto due distinti ricorsi che impugnavano le modifiche introdotte dal Criminal Laws (Amendment) Act del 2022, con cui il Parlamento pakistano aveva eliminato dal codice penale la Sezione 325, la norma che criminalizzava il tentato suicidio. La sentenza — di 26 pagine — ha dichiarato quelle modifiche contrarie ai principi del Corano e della Sunnah, stabilendone la nullità con effetto immediato.

 

La Sezione 325 del Pakistan Penal Code, ora ripristinata, prevede la pena della reclusione semplice fino a un anno, una multa o entrambe le sanzioni per chiunque tenti di togliersi la vita. La norma era stata abrogata nel dicembre 2022 dall'allora presidente Arif Alvi, al termine di un iter parlamentare avviato nel 2021 dal senatore del PPP Shahadat Awan e approvato prima dal Senato (maggio 2022) e poi dall'Assemblea Nazionale (ottobre 2022).

 

Nella sentenza, la Corte ha sostenuto che il suicidio è un peccato grave nell'Islam e un atto contrario alla vita, e che qualsiasi tentativo di commetterlo va quindi considerato allo stesso modo. I giudici hanno richiamato anche il principio islamico del Sadd ad-Dharai — il "blocco dei mezzi" — secondo cui lo Stato ha il dovere di impedire qualsiasi azione che possa portare alla morte di una persona. La Corte ha inoltre evidenziato che la depenalizzazione avrebbe reso impossibile perseguire chi agevola o istiga altri al suicidio, incluse le persone che manipolano minori attraverso applicazioni informatiche e giochi online pericolosi.

I ricorrenti avevano sostenuto che la depenalizzazione creava di fatto un "diritto al suicidio", inammissibile secondo la giurisprudenza islamica. La Corte ha condiviso questa impostazione, pur riconoscendo la possibilità di introdurre eccezioni per le persone affette da disturbi mentali — una strada già indicata dal Consiglio dell'Ideologia Islamica, che aveva proposto di incorporare tali eccezioni all'interno della Sezione 325 anziché abrogare l'intera norma. Quanto alle persone con problemi di salute mentale, i giudici hanno suggerito di ricorrere alla corretta applicazione dell'Ordinanza sulla salute mentale del 2001, già esistente nell'ordinamento.

La decisione inverte un percorso che aveva richiesto anni di mobilitazione da parte di professionisti della salute mentale, organizzazioni per i diritti umani e società civile. La cancellazione della Sezione 325 nel 2022 era stata ampiamente accolta come un segnale di progresso, nella convinzione che chi tenta il suicidio debba ricevere supporto psicologico e non una sanzione penale.

Le principali organizzazioni sanitarie internazionali ritengono che la criminalizzazione del tentato suicidio costituisca un ostacolo all'accesso alle cure e accresca lo stigma sociale attorno alla salute mentale, scoraggiando le persone in difficoltà — e le loro famiglie — dal cercare aiuto.

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