Sabato 19 settembre 2026
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Ministero Giustizia respinge le accuse di Trump sul narcotraffico e le gang

AMERICHE - BRASILE
Notizia ·

Il Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica del Brasile ha respinto le accuse mosse da Donald Trump, secondo cui il governo di Brasilia avrebbe fallito nel contrastare le organizzazioni criminali Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho, ritenute responsabili di aver trasformato il paese in uno snodo centrale del traffico mondiale di cocaina.

 

Come riporta Eurasia Review, l'accusa compare in un rapporto annuale inviato al Congresso statunitense il 15 settembre, nel quale il presidente americano elenca i paesi ritenuti rilevanti per la produzione o il traffico di droghe illecite nell'anno fiscale 2027, accompagnando l'elenco con valutazioni individuali sui vari governi. Nel documento Trump sostiene che il Brasile non sia riuscito ad affrontare le due organizzazioni criminali, definite dagli Stati Uniti "organizzazioni terroristiche straniere" e descritte come un centro di smistamento per i flussi globali di cocaina. Il presidente statunitense ha aggiunto che i due gruppi rappresentano una minaccia crescente per la sicurezza internazionale e ha chiesto al governo brasiliano di adottare misure più energiche, sostenendo che molti altri governi dell'emisfero occidentale abbiano agito con maggiore determinazione.

 

Nella sua replica, il ministero brasiliano ha dichiarato di respingere qualsiasi accusa di lacune o omissioni nel contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, sottolineando che la posizione statunitense, se accettata integralmente, finirebbe per ignorare gli sforzi compiuti dal governo federale. Tra le misure citate figura la Legge Anti-Gang, promulgata nel marzo 2026, che ha introdotto pene più severe per i capi delle organizzazioni criminali e nuovi meccanismi per colpirne le risorse finanziarie. Brasilia ha inoltre richiamato il programma "Brasile contro il Crimine Organizzato", lanciato nel maggio 2026, che comprende iniziative contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle fazioni, il rafforzamento del sistema carcerario, il potenziamento delle indagini sugli omicidi e il contrasto al traffico di armi.

 

Il ministero ha citato inoltre decine di migliaia di operazioni condotte dalle forze federali, che secondo Brasilia avrebbero causato perdite miliardarie alle strutture finanziarie della criminalità organizzata. È stata ricordata anche la proposta di cooperazione consegnata personalmente dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva a Trump durante una visita a Washington nel maggio 2026, che prevede azioni congiunte contro il riciclaggio di denaro, lo scambio di informazioni di intelligence e misure contro il traffico internazionale di armi. Secondo quanto riferito dal governo brasiliano, gli Stati Uniti non hanno ancora fornito alcuna risposta a quella proposta.

Il ministero brasiliano ha infine precisato che il documento statunitense non colloca il Brasile tra i paesi che avrebbero "dimostrabilmente fallito" nel rispetto dei propri obblighi internazionali in materia di droga, categoria che comprende invece Afghanistan, Bolivia, Birmania, Colombia e Venezuela. Il Brasile, inoltre, non compare nemmeno nell'elenco dei 23 principali paesi produttori o di transito del narcotraffico individuati dal rapporto statunitense. Le autorità brasiliane hanno inoltre osservato che il riferimento al paese resta contenuto solo nella parte narrativa del documento, senza alcun riscontro nelle sezioni che formalizzano le decisioni ufficiali del governo americano.

 

La vicenda si inserisce in un contesto di tensioni già esistenti tra Washington e Brasilia: nel maggio 2026 gli Stati Uniti avevano designato PCC e Comando Vermelho come organizzazioni terroristiche straniere, una classificazione che il governo brasiliano aveva già contestato in quell'occasione, ribadendo che il contrasto alle organizzazioni criminali debba restare una prerogativa nazionale, condotta nel rispetto della sovranità del paese e attraverso la cooperazione internazionale.

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