Videogiochi e minori: l'industria fa lobby contro il Digital Fairness Act UE
L'Unione Europea sta lavorando al Digital Fairness Act, una nuova normativa che potrebbe vietare o limitare fortemente le loot box e altre meccaniche simili al gioco d'azzardo nei videogiochi, pratiche che spingono soprattutto i minori a spendere denaro reale. Ma l'industria videoludica, secondo un'inchiesta pubblicata dalla piattaforma giornalistica Follow the Money, sta mobilitando ingenti risorse di lobbying a Bruxelles per ammorbidire il provvedimento.
I numeri in gioco sono considerevoli. Secondo le stime del Boston Consulting Group, il settore videoludico genererà quest'anno 280 miliardi di dollari di ricavi a livello globale, con una crescita prevista del 25% entro il 2030. Solo in Europa, gli acquisti effettuati all'interno dei giochi avrebbero generato tra i 20 e i 40 miliardi di euro l'anno scorso, secondo le stime di Thomas Iversen del Norwegian Consumer Council.
Gli esperti segnalano casi limite che testimoniano la gravità del fenomeno. Markus Meschik dell'associazione austriaca Enter ha raccontato di adolescenti che sono arrivati a spendere fino a 15.000 euro in loot box, i pacchetti a sorpresa che garantiscono premi casuali all'interno dei giochi e che i critici paragonano da tempo a una forma di gioco d'azzardo mascherato. Un sondaggio condotto su 2.600 studenti austriaci ha mostrato che oltre la metà di loro ha già effettuato acquisti in-game.
Il commissario europeo alla Giustizia e alla tutela dei consumatori, Michael McGrath, responsabile del dossier, ha ammesso che finora i reclami dei consumatori riguardo alle valute virtuali dei videogiochi non hanno portato ad alcuna sanzione finanziaria concreta nei confronti delle aziende coinvolte.
Nel frattempo, come documentato da Follow the Money, l'industria videoludica ha schierato un numero elevato di lobbisti a Bruxelles. Secondo dati pubblici sulle attività di lobbying, dei 186 incontri tenuti dalla Commissione europea sul Digital Fairness Act da gennaio 2025, meno del 10% ha coinvolto soggetti non commerciali come ONG e associazioni di consumatori. Olivier Hoedeman, dell'organizzazione di controllo Corporate Europe Observatory, ha denunciato che i lobbisti del settore videoludico stanno "bombardando i funzionari con pareri negativi sulla necessità di un Digital Fairness Act", aggiungendo che c'è "ogni motivo per temere che questo porterà a una versione meno ambiziosa" della legge.
Anche i vertici delle grandi aziende del settore si sono espressi pubblicamente contro la stretta normativa. Ilkka Paananen, amministratore delegato della finlandese Supercell (nota per giochi mobile come Clash of Clans), ha invitato Bruxelles a non "uccidere una delle poche storie di successo tecnologico d'Europa".
Secondo un documento ottenuto da Follow the Money in collaborazione con il settimanale tedesco Die Zeit, l'industria avrebbe inoltre trovato un alleato di alto livello all'interno della Commissione Europea, contrario a una regolamentazione più severa. Questo avrebbe creato una spaccatura interna alle istituzioni comunitarie, in vista di un possibile scontro politico atteso entro la fine dell'anno sul testo definitivo della legge.