‘Sport’ governativo. Cambiare nomi ma non contenuti. Dalle imposte alle scuole


La presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha annunciato che è prossimo il cambio di nome degli istituti tecnico-professionali che, per non farli sembrare di minor valore, si dovrebbero chiamare licei.
Questa l’abbiamo già sentita di recente. Il bollo auto che non sarà più pagato da una parte dei possessori di veicoli ma che (Regioni in prima fila che ne sono beneficiarie) significherà una maggiore tassazione per tutti, inclusi quelli che non possiedono un veicolo. Cioè cambiare l’involucro ma non la sostanza.
Perché il problema dei futuri licei tecnico-professionali continuerà ad esistere. Cioé: genitori e non giovani maggiorenni che decidono in modo preponderante cosa faranno in futuro i loro figli. Decidere a 14 anni di prepararsi a lavorare, piuttosto che capire meglio per "maturare" di più su come funziona il mondo e poi decidere, non è il meglio che si possa offrire a dei giovani adolescenti. I licei, in linea generale, dovrebbero assolvere a questa funzione, con studenti bramosi di conoscenza, curiosità e spirito critico piuttosto che luoghi di apprendistato lavorativo, magari anche con percorsi di formazione scuola-lavoro che sono il top dello sfruttamento di forza-lavoro a basso costo e alto rischio (per gli studenti).
Con le dovute differenze, assomiglia a quando i genitori decidono chi devono sposare i loro figli che, se anche “da noi” non avviene come in alcune società selvagge a 12 anni, non cambia la sostanza della questione: futuri cittadini che non decidono con la propria testa sul proprio futuro e, di conseguenza, cittadini che partecipano consapevoli, e non per inerzia, nella comunità.
Non è una questione marginale, quella che ricordiamo, ma sostanza di una società che si basi su individui che partecipino consapevoli e liberi al proprio futuro, sì che siano cittadini di altrettanta sostanza piuttosto che sudditi.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc