BORSE E NAUFRAGI
Roma, 10 giugno 2002.In caso di naufragio, un tempo, i capitani delle navi, rimanevano sulla tolda fino a che l'ultimo membro dell'equipaggio non si fosse messo in salvo. Alcuni preferivano affondare con la propria nave e suggellarne cosi' il legame profondo e indissolubile. Non si puo' dire la stessa cosa per dirigenti della Enron (societa' elettrica USA) che realizzarono 1 miliardo e 100 milioni di dollari di profitto dalle vendite dei loro pacchetti azionari, pochi giorni prima del crollo, mentre migliaia di dipendenti venivano licenziati e decine di migliaia di piccoli investitori defraudati. Aggiungiamo che l'ex presidente della Tyco e' inquisito per appropriazione indebita, il fondatore della Enron e' in attesa di giudizio per corruzione, la societa' di revisione dei conti Andersen e' in bancarotta, alcune banche di investimento promossero pubblicamente titoli che in privato venivano definiti carta straccia. Delle antiche virtu' marinare -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- non e' rimasto nulla. Non si chiede certo il sacrificio estremo a nessuno ma trasparenza e correttezza dei rapporti con gli investitori. Quando una banca di investimenti valuta un titolo da immettere sul mercato, dovrebbe essere obbligatorio scrivere a caratteri cubitali, sui report, il nome del committente. In questo modo sarebbe evidente il legame intercorrente tra "datore" e "prestatore d'opera". Della serie: chiedere all'oste come e' il vino appare inutile visto che la risposta sara' scontata, non potra' che essere buono. Che si sappia, cosi' ognuno si regolera'.
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