Mercoledì 15 luglio 2026
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CASE DA GIOCO: COMINCIA LA ROULETTE PARLAMENTARE?

Comunicato ·


IN PROSPETTIVA? LA CONFERMA DELL'IPOCRISIA

Firenze, 20 Giugno 2002. Sono cominciate le audizioni informali, in Parlamento, da parte di una Comitato ristretto della Commissione attivita' produttive, con il compito di trovare una soluzione a quello che viene chiamato vuoto normativo in materia di case da gioco. Ma oltre ai vari enti turistici che, giustamente, vedono nelle istituzioni di queste case un polo attrattivo per il loro settore, ci sono anche le 30 proposte di legge che vorrebbero, chi piu' e chi meno, che l'attuale privilegio dispensatorio del divieto nazionale, non fosse piu' a solo appannaggio di Sanremo, Campione d'Italia, Venezia e Saint Vincent, ma esteso. In forme e metodi piu' o meno legati a questo o quell'altro collegio elettorale che, puntualmente, ogni deputato, in fase di approvazione di Finanziaria, propone. E che questa volta riproporra' vista l'occasione.
Noi eravamo rimasti ai casino' regionali, che si sono miseramente arenati nelle votazioni agli emendamenti della Finanziaria 2002 lo scorso dicembre, nonostante sponsor d'eccezione come il capogruppo di Alleanza nazionale alla Camera, l'on.Ignazio La Russa: ricondotto a piu' miti attese per evitare che la maggioranza di Governo (dove le voci ideologicamente contrarie al gioco d'azzardo sono ben presenti) si spaccasse.
Chissa' cosa succedera' questa volta. Rivedremo, oltre all'on.La Russa, gli altri alfieri del gioco d'azzardo come deroga alla coscienza pulita della legge proibizionista? Rivedremo, per esempio, il sen. Enrico Morando dei Ds che nel 2000 cerco' altrettanta fortuna, bocciata -anch'essa- dalla maggioranza al Governo, pur se di segno opposto rispetto a quella del dicembre 2001?
Non sappiamo e ne seguiremo gli sviluppi con attenzione. Ma ci preme sottolineare che non si trattera' di niente di nuovo, perche' il presupposto sara' sempre lo stresso: vietare, derogare e tenere sotto ricatto coloro che sono beneficiati di questa deroga.
Col presupposto che il povero italiano medio e' un tonto, incapace di intendere e di regolarsi, per cui va tutelato anche quando apre il suo portafogli per l'emozione del gioco. L'articolo 721 del codice penale (che stabilisce cos'e' il gioco d'azzardo, consentendone deroghe e interpretazioni) rimarra' intatto, e alcuno si sognera' di chiederne la sua abrogazione. E il duopolio del gioco d'azzardo restera' intatto: alla malavita’ la gestione di quello clandestino (che fa anche da pompiere per le voglie sopite dell’esercito degli aspiranti giocatori), mentre lo Stato continuera' a guadagnare "pizzi legali" con quelli consentiti ed emergenti (il caso Bingo e’ solo l’ultimo).
Fino a quando questa ipocrisia politica, economica, culturale?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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