Martedì 14 luglio 2026
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CONFESERCENTI: UN PATTO CONTRO L’AUMENTO DEI PREZZI?

Comunicato ·


SI’, MA E’ BENE RICORDARSI CHI SONO, COSA HANNO FATTO E COSA STANNO FACENDO.
PERCHE’ L’ALTERNATIVA E’ FARE IL CONTRARIO DI TUTTO CIO’ CHE LA CONFESERCENTI HA FATTO FINO AD OGGI …..

Firenze, 19 Agosto 2002. Il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, dalle colonne del Quotidiano Nazionale, difendendo la sua categoria che, a suo avviso, sarebbe totalmente incolpevole per gli aumenti stratosferici di diversi prezzi al dettaglio, lancia l’idea di un patto con le associazioni di consumatori per frenare gli aumenti. Commercianti e consumatori, secondo Venturi, sarebbero sulla stessa barca ed entrambi sarebbero vittime di un sistema fiscale, creditizio e tariffario.
Partendo dal presupposto che siamo disposti a dialogare con chiunque, sara’ bene ricordare alcune cose che sono decisamente stridenti rispetto a quanto detto dal presidente della Confesercenti sulla illibatezza dei suoi affiliati e della sua stessa organizzazione.
I prezzi, dell’ortofrutta per esempio, sono aumentati per colpa dei commercianti e non –come Venturi vorrebbe farci credere- delle intemperie e dei flussi stagionali. Cosi’ e’ stato durante la gelata di gennaio, quando prodotti di serra (che non risentivano del freddo) o di importazione venivano venduti a prezzi decuplicati con la scusa che c’era scarsa produzione. Cosi’ e’ in questi giorni, dove da un’indagine che abbiamo fatto lo scorso 1 agosto sui prezzi al dettaglio in alcuni mercati romani (che ben rappresentano la media italiana), confrontandoli con i prezzi all’ingrosso forniti dall’ Ismea (istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), e’ emerso che i dettaglianti, rispetto al prezzo di acquisto all’ingrosso, fanno ricarichi anche dell’827% (carote), 567% (zucchine), 483% (cetrioli), 416% (limoni) 245% (radicchio), etc..
La Confesercenti e la Confcommercio, che giustamente chiedono meno fiscalita’, dove sono state tutte le volte che e’ stato chiesto (anche con referendum nazionali) la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e l’abolizione delle licenze? Sempre dall’altra parte! Non hanno piuttosto fatto del vero e proprio terrorismo informativo tutte le volte che questi problemi sono stati affrontati anche a livello regionale e locale, imponendo regole e limitazioni solo per salvaguardare le loro rendite di posizione?
A nostro avviso, cio’ che manca in Italia e’ un mercato in cui il consumatore possa giocare un ruolo determinante con il suo potere di scelta e, di conseguenza, di indirizzo. E sicuramente questo mercato e’ impedito dalle vere e proprie politiche corporative che le due maggiori associazioni di commercianti hanno portato avanti e continuare a portare, condizionando le varie autorita’ locali e nazionali perche’ legiferino di conseguenza. Va da se’ che in questa situazione i commercianti si sentano legittimati a trasformarsi in vampiri come le percentuali di ricavo sopra riportate ben testimoniano.
Quindi, se le cose rimangono in questi termini, si va poco lontano. Forse il presidente della Confesercenti trovera’ sulla sua strada qualcuno che crede che imbrigliando il mercato e imponendo i prezzi ci sia un vantaggio per i consumatori, ma, a nostro avviso, i problemi resteranno e saranno anche peggiorati. L’alternativa e’ fare il contrario di quello che hanno fatto fino ad oggi …. se ci sei batti un colpo!
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