DIRITTO ALLA SALUTE NELLA UE
IL RAPPORTO VAN LANCKER SU ABORTO, CONTRACCEZIONE, PIANIFICAZIONE FAMIGLIARE ED EDUCAZIONE SESSUALE E' SOLO IL PRIMO PICCOLO E TIMIDO PASSO.
OCCORRE CHE IL DIRITTO ALLA SALUTE SIA TALE, SUBITO, SU TUTTO IL TERRRITORIO DELL'UNIONE. INVITO DELL'ADUC
Firenze, 5 Giugno 2002. La commissione pari opportunita' dell'Europarlamento si e' pronunciata ieri perche' nell'Unione e negli Stati membri, siano superate le diseguaglianze su questioni come aborto, pianificazione famigliare, contraccezione ed educazione sessuale. Il rapporto Van Lancker (dal nome della deputata belga che lo ha proposto) raccomanda che, per proteggere la salute delle donne, l'aborto sia legalizzato, sicuro e reso accessibile a tutte, e che non siano perseguite le donne che sono costrette a praticarlo illegalmente. Lo stesso per la contraccezione: accessibile a chiunque e a qualunque metodo, con particolare attenzione ai giovani e alle categorie piu' svantaggiate. Sull'educazione sessuale, infine, il rapporto chiede che sia portata avanti fin dall'infanzia, con la creazione di centri di informazione all'interno delle scuole. Nel mese di luglio il Parlamento Europeo ne discutera' in seduta plenaria.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Facendo un plauso all'iniziativa, vorremmo mettere in evidenza alcuni particolari di realta' che, stante la situazione allarmante, e' bene non sottovalutare. L'iter parlamentare di questa pronuncia non sara' sicuramente facile e breve. Ma pur non disperando, e' bene ricordare che in diversi Paesi dell'Unione (tra cui anche l'Italia) oggi e' ancora difficile abortire, e che il fenomeno dell'aborto clandestino (specialmente tra le donne piu' disagiate ed emarginate) e' ancora diffuso. Il diritto sanitario, quindi, non viene garantito; anche li' dove e' sancito.
Un fenomeno che stride notevolmente con alcuni comportamenti sanitari che hanno gia' preso piede, pioniere la Gran Bretagna. Ci riferiamo al fatto che questo Paese, non in grado di rispondere alle richieste di intervento sanitario in tempi ragionevoli, sta esportando in altri Paesi dell'Unione diversi suoi pazienti, perche' abbiano in tempo debito le cure e gli interventi che gli spettano di diritto. Germania, Spagna, Grecia e Austria ne sanno gia' qualcosa. Tant'e' che in quest'ultimo Paese, negli ospedali di Vienna e Salisburgo hanno cominciato a storcere il naso: gli austriaci spendono in media 2.000 euro l'anno di contributi sanitari, mentre i britannici solo 1.400 ….
Ci domandiamo se questo "turismo sanitario" possa avere una valenza in ogni ambito. Soprattutto per esercitare un diritto all'aborto a discapito di quei Paesi in cui questo diritto e' negato o reso difficile. Stiamo parlando di diritto sancito dai rispettivi Sistemi Sanitari che, a nostro avviso, dovrebbero farsi carico di renderlo fattibile anche in presenza di mancanza di copertura finanziaria dei Paesi di origine delle abortienti.
E' qualcosa in piu' rispetto al documento Van Lancker, che pero' parte da un dato di fatto e una pratica gia' esistente (quella britannica). E che, in attesa di una positiva posizione del Parlamento europeo, potrebbe mettere una piccola "toppa" a piccole carenze che, purtroppo e spesso, si trasformano in drammi umani ed economici.
Per questo abbiamo inviato queste nostre proposte e riflessione alla deputata belga Anne Van Lancker, perche' le prenda nella dovuta considerazione per una immediata messa in opera, con altrettanta pubblicizzazione.
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