Martedì 23 giugno 2026
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Dissesto idrogeologico. Che fare?

Comunicato · Primo Mastrantoni ·
 Fa rabbrividire la foto del treno in bilico su un precipizio di fronte al mare. Una tragedia scampata per un soffio. Si aggiungono notizie di terremoti, di inondazioni e di frane sparse qua e la' nel territorio nazionale. Tragedie, drammi e danni non riescono ad attivare una azione di prevenzione, programmazione e intervento. Eppure, la normativa sul dissesto idrogeologico risale, addirittura, ad un Regio Decreto del 1923 che, all'articolo 1, testualmente recitava:
"Sono sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione che, per effetto di forme di utilizzazione contrastanti con le norme .......... possono, con danno pubblico, subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque."
L'avessero applicata, oggi non avremmo questi problemi.
Servirebbero 40 miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio. Tanti, e' vero, ma ne abbiamo spesi 61 miliardi di euro, dal 1944 al 2012, per riparare i danni da frane e inondazioni (1). Quest'anno sono stati stanziati solo 60 milioni di euro, una goccia! Sistemare il territorio comporta notevoli investimenti e tempi lunghi. Tempi che non si addicono ai nostri governanti presi da appuntamenti elettorali annuali. Cosi' incrociamo le dita, quando si verifica un evento avverso, sperando nella nostra buona stella. Quanto durera?

(1) fonte Cnr
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