DISTRIBUZIONE CARBURANTI
LA LIBERALIZZAZIONE IMPOSSIBILE
Firenze, 17 Giugno 2002. Il Consorzio della grande distribuzione commerciale e' entrato in conflitto con l'Unione Petrolifera. Oggetto del contendere e' la gara indetta dalle compagnie petrolifere per vendere 220 licenze di distributori, ma il Consorzio accusa che si tratta di luoghi territorialmente con poco appeal commerciale o in zone dove loro stessi non sono presenti. E' cominciato un botta e riposta dove si intuisce l'inizio ma si perde per strada cio' che sta accadendo e, soprattutto, quali sono i giochi che ognuno fa per tirare il piu' possibile acqua al suo mulino. Una situazione in cui si sono anche inseriti i gestori dei distributori che, rivendicando un loro spazio commerciale, non vedono di buon occhio una iniziativa della grande distribuzione che, ovviamente, avrebbe come conseguenza un certo ridimensionamento dei prezzi di vendita al dettaglio.
E i consumatori? Fuori! Come sempre. Ma non come qualche volta si intende, cioe' le povere associazioni che non sono chiamate ai tavoli di trattativa e concertazione. Ma fuori dalla logica economica che dovrebbe muovere l'organizzazione della stessa: cioe' fuori, perche' fuori e' fatto il mercato a vantaggio della difesa di nicchie conquistate non certo per una capacita' imprenditoriale.
Tendenzialmente, facendo gli interessi dei consumatori, dovremmo parteggiare per il Consorzio della grande distribuzione. Ma prima vogliamo vedere le cose in chiaro e capire quali sono i termini della questione, perche', cadere dalla padella nella brace, non e' molto difficile nell'ambito del processo italiano di liberalizzazione dell'economia: un ambito in cui cio' che viene detto e fatto puo' significare anche il suo preciso contrario.
E nella vicenda della distribuzione dei carburanti, nonché' dei suoi prezzi ufficialmente liberalizzati, c'e' un macigno che ne impedisce qualunque movimento senza che sia condizionato. Il macigno si chiama AgiIP, il cui maggiore azionista e' il ministero dell'Economia (quindi Governo e Stato) e che, insieme al cartello dell'Unione Petrolifera, controlla e gestisce il 50% del mercato. Quale interesse dovrebbe avere l'AgipIp a cedere le licenze cosi' come vorrebbe il Consorzio? Nessuno, perche' ci perderebbe due volte: come attore diretto del mercato e come riscossore fiscale di un prodotto che, piu' costa al dettaglio, piu' fa incamerare proventi al Fisco.
Si puo' parlare di mercato, gare, liberalizzazione in presenza di un condizionamento di tale risma? Difficile? No! Impossibile! A meno che non ci si voglia accontentare di ibridi e paroloni che, per l'appunto, portano solo ai tavoli di concertazione anche per l'apertura di un'aiuola in un distributore. Cioe' al nulla per i consumatori.
Per questo ci chiediamo se, al di la' delle apparenti prese di posizione decise (come sembra quella del Consorzio) ci sia una ferma posizione (esternata!!!) di voler sgretolare il macigno di cui sopra.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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