IMPOSTE REALI PER SERVIZI VIRTUALI
E’ IL CASO DELLA DEPURAZIONE DELLE FOGNATURE
Firenze, 12 Luglio 2002. Una delle vessazioni piu’ percepite dai contribuenti e’ quella relativa ai servizi di depurazione delle acque fognarie in assenza del servizio stesso. Spesso materia di contenzioso nonostante che dal 1 gennaio 1999 (legge Finanziaria) fosse stato stabilito che i contributi fognatura e depurazione non dovessero essere valutati come un tributo, ma solo come corrispettivo conseguente ad un servizio.
Ma ora, a fare giustizia (per l’amministrazione) e’ arrivata una risoluzione (222/E del 9 luglio 2002) che specifica meglio come le amministrazioni comunali si debbano regolare per letteralmente succhiare meglio soldi ai contribuenti. La circolare precisa che, mentre il servizio di fognatura e’ specifico per ogni utente, i servizi di depurazione sono resi alla collettivita’; il costo, quindi, e’ parte integrante della "tariffa del servizio di fognatura e depurazione" (legge 36/94), con tanto di Iva al 10%. La legge che viene "rivitalizzata", nonostante la Finanziaria 1999 (che abbiamo sopra ricordato) parlasse di corrispettivo per un servizio, prevede che i proventi finiscano in un fondo vincolato alla realizzazione e alla gestione di impianti di depurazione. Cosa succede, ora, con la circolare dell’altro giorno? Che, essendo la nostra una tariffa unica pur se composta da diverse voci, per farla pagare diventa ininfluente la effettiva realizzazione della depurazione: importante –immaginiamo- e’ che quella quota della tariffa complessiva stia nel fondo vincolato. Cosa poi ogni amministrazione fara’ con questo fondo vincolato, in attesa di una non meglio definita (temporalmente) realizzazione della depurazione, probabilmente lo si potra’ evincere dai vari provvedimenti che lo specifico Comune decidera’ (incluse le temporanee utilizzazioni delle cifre a disposizione).
Morale. Il contribuente paga una imposta che non e’ tale (Finanziaria 1999), per un servizio che non e’ altrettanto tale, ma solo per un generico e vago impegno del suo Comune a costruire un servizio di depurazione. E facile dedurne che, vista la fame di denaro che attanaglia tutte le amministrazioni comunali e i metodi senza scrupoli giuridici che caratterizzano le iniziative per trovare questi soldi, il nostro provvedimento da azzeccagarbugli della finanza e dei servizi locali diventera’ un "cult", un punto di riferimento a cui agganciarsi per qualunque prelievo. Per esempio, chi potra’ impedire che un Comune faccia pagare una maggiorazione sulla tassa dei rifiuti con l’impegno ad un servizio aggiuntivo di raccolta differenziata magari piu’ efficiente di quello gia’ esistente, adducendo il motivo che si tratta di costi aggiuntivi da considerare parte integrante della Tarsu, e senza che questo sia previsto da alcuna delibera che ne fissi costi e tempi di realizzazione? Secondo la nostra circolare e’ ammissibile.
Ricordiamo che questo bel pasticcio arrogante ci arriva proprio nei giorni in cui il Parlamento ha raddoppiato il finanziamento pubblico ai partiti. Le deduzioni sono semplici, cosi’ come sono semplici i pensieri di chi continuera’ (o cominciera’) a far parte del folto popolo degli evasori.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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