Mercoledì 15 luglio 2026
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LATTE MCROFILTRATO:

Comunicato ·

GIUSTIZIA E' FATTA?
VOGLIAMO VEDERE NERO SU BIANCO E SENZA COMPROMESSI DI POTERI POLITICI

Firenze, 15 Giugno 2002. Tra i decreti che il ministero delle Politiche agricole dovrebbe prendere la prossima settimana, per porre fine alla penosa vicenda del latte microfiltrato, c'e' anche quello di un recepimento della direttiva comunitaria in materia (200/13), facendo giustizia di tutte le strumentali polemiche che in questi mesi, impedendo l'acquisto del latte fresco micofriltrato, hanno solo costretto i consumatori ad esser considerati ignoranti e di serie B rispetto ai loro omologhi di altri Paesi della Ue.
Dovrebbe nascere, appunto, la tipologia "microfiltrato fresco". E mai come in questo caso il condizionale e' d'uopo. Perche' dopo la guerra commerciale della Granarolo contro la Parmalat, travestita da interessi sulla qualita' dei consumi, facendo spendere una marea di soldi ai contribuenti attraverso giustizia e ordinanze giudiziarie, ferme restando le posizioni dei conservatori che hanno condito disinformazione e demagogia con mancanza di prospettive e fiducia nelle innovazioni tecnologiche al servizio di qualita', sicurezza ed economicita', all'orizzonte si profilano anche le guerre politiche. Ci mancavano e "ne eravamo decisamente preoccupati". Ci ha pensato il coordinatore dell'area economica dei Democratici di Sinistra che ha rivendicato (ovviamente contro "le forzature delle grandi industrie") un posto al sole alle aziende cooperative, rimaste manifestamente indietro per l'aspetto teconologico e innovativo del processo produttivo e conservativo del settore (c'e' modo e modo di conquistarsi i mercati, e qui siamo nell'ambito delle cooptazioni da parte dei poteri politici, piuttosto che in quello del gradimento dei consumatori). E per questo le aziende difese dai Ds hanno deciso far pagare questa carenza ai consumatori. Ovviamente, attaccando il Governo ("la classificazione del latte fresco a latte fresco tradizionale rappresenta la foglia di fico dietro la quale il Governo si nasconde. Il decreto del Governo mette in seria difficolta' il lavoro dei produttori e destruttura le regole della concorrenza libera del mercato, dove per mezzi e strumenti e per confusione dei marchi e dei metodi di lavorazione, la grande industria e la grande distribuzione la faranno da padroni"), sono partite in quarta, chiedendo una discussione parlamentare in materia, e invitando produttori e consumatori ad un impegno per rimandare indietro questa proposta. Per chi ha un po' di pratica nelle vicende dei metodi della politica (propugnare qualcosa -libero mercato- con lo specifico intento di spianare la strada al suo preciso opposto), questo significa affossare tutto, non parlarne nascondendo tutto nei cassetti delle commissioni parlamentari, e far si', a disprezzo delle novita' che le tecnologie possono offrire, che i consumatori siano obbligati a consumare cio' che la loro mancanza di fantasia -complici le istituzioni che immobilizzano e pongono divieti- gli impone. Cioe' la mortificazione del mercato (e di quei suoi attori che potrebbero favorire cambiamenti e novita' rispetto alle mutate esigenze e domande/offerte), a vantaggio di una consolidazione oligopolista tutta in difesa del capitale cooperativo che -a differenza di quello borsistico- per i nostri oscurantisti ha un buon odore. E i consumatori? Chi se ne frega, dicono i nostri.
Sappiamo che la politica e i poteri politici non sono secondari nel condizionare scelte che dovrebbero essere di pura economia di mercato. Per cui, fintanto che non vediamo nero su bianco il provvedimento del ministero, con tanto di presenza sul mercato di cio' che un consumatore potra' liberamente scegliere, non ci fidiamo, e mettiamo sul "chi va la'" tutti i legislatori in materia.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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