MONOPOLIO PAY-TV
LA POLITICA DEL GAMBERO
CHIESTO L'INTERVENTO DEL COMMISSARIO UE ALLA CONCORRENZA
Firenze, 15 Maggio 2002. Che l'Italia sia un "Paese gambero", non e' una novita', ma in maniera cosi' sfrontata come nella vicenda della pay-tv, e' sicuramente una prima. Presagio -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- a chissa' quali alchimie e minestroni. Stiamo parlando del via libera dato dall'Autorita' Antitrust all'acquisto di Stream da parte di Tele+.
La sfrontatezza consiste nel fatto che non si e' in presenza di un legislatore che non considera i pareri dell'Autorita' preposta al controllo della liberalizzazione del mercato, ma proprio in una azione diretta di questa Autorita'. Eravamo abituati a vedere le delibere dell'Antitrust stracciate (valga per tutti l'esempio delle vendite sottocosto, oggi impedite da una legge piu' volte contrastata dall'intervento dell'Autorita' del professor Giuseppe Tesauro), ma che l'avvento di un monopolio fosse proprio "benedetto" dalla stessa autorita', non ci era mai capitato. Certamente ci sono tutti i "ma" e i "se", che per l'occasione si chiamano paletti, e altrimenti non potrebbe essere visto l'azzeccagarbuglismo delle leggi italiane quando devono dire e non dire cio' che e' lecito e cio' che non lo e'. Ma noi, che tendenzialmente siamo semplici come coloro che consumano un prodotto, vediamo che di fronte a due operatori che avevano duopolizzato il mercato, e' in atto un passaggio verso un unico operatore, cioe' il monopolio (la politica del gambero, per l'appunto). Ci saremmo aspettati il contrario, ma abbiamo probabilmente studiato su libri diversi quell'economia che fa della concorrenza e della molteplicita' dell'offerta il punto di partenza per qualita' e convenienza. I paletti all'interno di un sistema unico ci sembrano piu' che altro regole del gioco di quel sistema, dove il consumatore non conta in quanto tale, ma solo come fruitore/suddito di un prodotto su cui non puo' mai usare la sua arma economica per eccellenza, la scelta: sentenziando cosi' la qualita' di un prodotto e favorendone altri in caso di servizio non gradito.
Abbiamo letto sulla preoccupazione del commissario Ue Mario Monti che, diplomaticamente, non e' andato oltre questa espressione dell'animo. Ma non ci basta. Crediamo siano in gioco i fondamenti stessi dell'economia che dovrebbe seguirci nel percorso comunitario, percio' con la presente chiediamo al commissario un intervento preciso e dettagliato.
Se abbiamo ben capito, c'e' qualcosa che non torna, ed e' a danno del consumatore. Altrimenti se anche Mario Monti ci dira' le stesse cose di Giuseppe Tesauro, ci scusiamo, ma proprio non avevamo capito: non la questione e la sua impostazione, ma con chi avevamo a che fare.
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