Mercoledì 15 luglio 2026
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LA NUOVA IVA SULLE TRANSAZIONI ONLINE

Comunicato ·


PROSEGUE LA DEPAUPERAZIONE DI INTERNET E DELLE TASCHE DEI CONSUMATORI

Firenze, 8 maggio 2002. L'Ecofin ha dato il suo lasciapassare alla proposta di direttiva che introduce l'obbligo dell'Iva per le transazioni online, incluse quelle di consumatori che acquistano in paesi extra-Ue (leggasi Usa).
Chi paga, ovviamente, e' il consumatore finale -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- che di questa Iva non ne sentiva proprio il bisogno, in quanto non la scarica, ma rappresenta solo un costo maggiore rispetto a quanto paga oggi. Ma non e' solo il 20%, perche' comunque sussistono i diritti doganali per l'importazione di un prodotto extra-comunitario, di circa il 10%.
E siamo gia' al 30%. Ma andiamo avanti.
Siccome questa azienda Usa che vuole vendere ai consumatori Ue dovra' registrasi in uno dei Paesi Ue, questa operazione avra' un costo. Trimestralmente questa azienda dovra' fare un resoconto nel Paese in cui si e' registrata, e quest'ultimo provvedera' a distribuire le aliquote di spettanza ad ogni singolo Paese comunitario di residenza fiscale del singolo consumatore il cui acquisto sara' contenuto in questo rapporto. Chi paghera' questo costo? Il consumatore con l'aggravio che sara' messo sul prezzo di vendita dello specifico prodotto.
Un aumento di prezzi che va ben oltre il 30% ci sembra il minimo.
Se Internet deve servire per acquistare a maggior prezzo, dov'e' il vantaggio?
Questa direttiva, comunque, e' in linea con la politica economica generale dell'Ue, basata sulle posizioni di rendita e non sulla dinamicita' dei mercati e la quantita' di scambi.
Innanzitutto si induce il consumatore a fare acquisti solo all'interno del proprio Paese: sicuramente piu' economico, e teoricamente con meno problemi (di distanza per la spedizione delle merci, e per la semplicita' di affrontare un eventuale contenzioso per l'acquisto di merce difforme da quella ordinata: "disagi" che oggi vengono piu' volentieri affrontati e rischiati perche' compensati dal minor costo della merce).
Inoltre si sceglie di non dare spinte propulsive incamerando fiscalita' dalla quantita' delle merci, ma di sedersi sull'esistente, tassando il piu' possibile e quindi scoraggiando i consumi: va da se' che quando ci sono piu' consumi c'e' maggiore mobilita' e piu' occupazione e ricchezza. Il contrario quando i consumi languono. Ma questo e' l'"abc" di quell'economia di mercato che sembra non albergare nelle politiche della Ue.
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