Martedì 14 luglio 2026
Menu

L’ORDINE DEI GIORNALISTI CONTRO L’INFORMAZIONE?

Comunicato ·


IL CASO DEL DELITTO DI COGNE

Firenze, 23 Luglio 2002. Il consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Pasquale Salerno, si e’ augurato che nessun iscritto all’ordine dei giornalisti accetti l’incarico di portavoce o addetto stampa della famiglia Franzoni di Cogne (Ao), la cui signora Annamaria e’ sospettata del delitto del figlio. "Il voler ribaltare attraverso una struttura giornalistica il sentire comune della gente e’ aberrante", ha detto il nostro, e ancora "i media non sono strumenti per legittimare verita’, parimenti non possono essere ausilio di una parte contro il giusto … obbligo dello Stato con le sue istituzioni di fare i processi." "Il compito dei media … sia quello di informare sull’esito delle indagini, sulle fasi del processo ed eventualmente, esauriti i vari gradi di giudizio, raccontare la verita’ che si e’ formata, nel solo luogo a cio’ deputato, il tribunale".
Questi sono i momenti in cui le nostre convinzioni sull’informazione si rafforzano, e la certezza che l’ordine dei giornalisti debba essere svuotato di poteri impositivi sulla legge e sulla professione trova il suo maggiore significato.
A parte l’invito a Pasquale Salerno a farsi i fatti suoi (che ci rendiamo conto e’ per lui difficile, che’ proprio la funzione della sua corporazione e’ quella di dire cosa e come vada scritto un fatto o un’opinione), il suo appello suona decisamente sinistro. A noi ci interessa poco che la famiglia Franzoni abbia un addetto stampa, ma ci interessa molto che possano avere un addetto stampa e che chiunque possa liberamente farlo. Se questo fatto, per il nostro Salerno, e’ l’elemento scatenante il condizionamento della giustizia, vuol dire che il nostro dovrebbe fare altrettanti appelli per evitare proprio l’attivita’ giornalistica, che si nutre, per esempio, di inchieste (di qualunque cronaca: bianca, nera, politica, economica), supposizioni, ricostruzioni che frequentemente hanno dato occasione alla giustizia per essere tale. Sicuramente tutti auspicano che si tratti di fatti separati dalle opinioni, ma imporre questo metodo sarebbe negare questo principio. Per cui ci dobbiamo accontentare anche di molte opinioni legate ai fatti e viceversa. Il nostro Salerno, invece, pensa ai giornalisti "ordinati" che raccontano cio’ che le istituzioni (in questo caso quelle della Giustizia) gli passano per informare: cioe’ una sorta di giornali e giornalisti come "organi dello Stato".
Il delirio della funzione dell’Ordine dei giornalisti, a nostro avviso, porta a questi appelli, confondendo le proprie idee per imposizioni ordinatorie per chiunque scriva e racconti i fatti della vita. Non ci stupiamo piu’ di tanto: un Paese che per far pubblicare un giornale ha bisogno che il responsabile sia iscritto a questo Ordine, o che obbliga un qualunque editore ai contratti di questo Ordine (alimentando il mercato grigio e nero del settore, che altrimenti una buona meta’ dei mezzi di informazione chiuderebbe), si merita questi appelli. La liberta’ di informazione e di professione e’ un’altra cosa.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →