Mercoledì 15 luglio 2026
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SENTENZA PRIVACY/E-MAIL

Comunicato ·


LA PRIVACY DI PULCINELLA

Firenze, 14 Maggio 2002. La sentenza del tribunale di Milano (gip Andrea Pellegrino) che ha assolto un responsabile aziendale per aver violato la casella postale di una dipendente, e' lo specchio di cosa significhi "privacy" in Italia: mancanza di certezza del diritto.
Qualcuno sullo specifico -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- potra' sostenere che la persona che ha subito la violazione usava l'E-mail aziendale anche per uso improprio, ma si trattava di una E-mail non intestata alla azienda in quanto tale, ma alla persona in quanto parte dell'azienda, e fino a prova contraria i diritti della persona hanno lo stesso valore di quelli di un'azienda, e quando si crede che siano violati, non ci si puo' arrogare il diritto di farsi giustizia da soli, e proprio per questo esiste chi, dalla legge, e' preposto a indagini e giustizia.
Se stiamo parlando di privacy dell'individuo e non di una legge che debba solo servire a complicare la vita alle persone, i concetti e le pratiche di riferimento non possono che essere questi. E siccome spiare una persona ha un valore giuridico solo se c'e' un'autorizzazione da parte di un magistrato, anche l'aver individuato il piu' efferato delitto, non dovrebbe avere un valore probatorio. Non solo, ma dovrebbe costituire un vero e proprio abuso. Nessuno ha mai sentito parlare di prove che non hanno valore perche' ottenute con mezzi illeciti?
La sentenza di Milano, invece, stravolge questa impostazione e, con machiavellismo che andrebbe bene solo ai metodi di alcuni politici ma non alla categoria della giustizia, si arroga il potere di legittimazione. Non si considera che l'individuo, in quanto soggetto giuridico, ha una sua unicita' (che include la sua privacy) e che, nelle varie situazioni, e' a questa unicita' che bisogna rapportarsi e confrontarsi. L'alternativa e' l'inesistenza del diritto di privacy, con l'estremizzazione che porta a considerare un dipendente di un'azienda come uno schiavo, senza cioe' i suoi diritti di individuo.
Ma c'e' la variante italiana, che tutto sistema. E infatti non ci stupiamo piu' di tanto. Perche' non sarebbe una novita' che in Italia, grazie anche al conforto della giurisprudenza, un concetto giuridico non ha un valore in quanto tale, ma solo relazionato al potente di turno (pur se, nel nostro caso, il potente e' un modesto responsabile aziendale). Quindi abbiamo il concetto giuridico (e la faccia e' salva!), ma la pratica impossibilita' di farlo valere, perche' l'autorita' (quella pubblica in modo codificato dalla stessa legge italiana sulla privacy, e quella privata in modo giurisprudenziale, come nel nostro caso) ha comunque e sempre il potere di sancire quando e come questo diritto sia tale.
Cioe' la privacy di Pulcinella.
Ma il Garante, dov'e'?



PANE. CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

Roma, 15 maggio 2002. Che pane mangiamo? Dopo lo scandalo delle michette milanesi facciamo il punto sul prodotto piu' diffuso e conosciuto -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc. Il pane comune e' prodotto con farina, lievito, acqua e sale ma e' ormai in sostanza scomparso dalla nostra tavola, sostituito dal pane speciale. Basta aggiungere un ingrediente per far diventare speciale il pane comune, con relativo aumento del prezzo. Si puo', infatti, aggiungere strutto, burro, olio d'oliva, uva, fichi, origano, cumino, sesamo, olive, latte, glutine, saccarosio e malto. La farina puo' essere di grano tenero o duro (semola, quella della pasta). Ovviamente la qualita' dipende dai componenti, ad iniziare dalla farina. La lievitazione puo' essere accelerata o naturale ed anche questo influisce sulla qualita'. Si possono avere pani parzialmente cotti, pani surgelati e pani a lunga conservazione. Questi ultimi, per esempio il pane in cassetta, possono essere addizionati con grassi per mantenere la morbidezza, addizionati con conservanti (E282 propionato di calcio), antiossidanti (E300, acido ascorbico), emulsionanti (E472 esteri acetil tartarici), ecc. L'elenco degli ingredienti e degli additivi deve essere riportato in etichetta o, nel caso del pane venduto sfuso, deve essere affisso un cartello da esporre nei negozi di vendita.
Il nostro consiglio e' di evitare di acquistare il pane a lunga conservazione: non si capisce perche' dovremmo ingurgitare anche gli additivi in un prodotto che puo' essere acquistato fresco e ogni giorno. Se non si vuole introdurre un'ulteriore quantita' di calorie e' da preferire il pane comune. Quanto al gusto ognuno fa per se', ma se s'individua una buona panetteria e' bene premiare la qualita': le nostre scelte determinano il mercato.
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