SEQUESTRATI SITI INTERNET BLASFEMI
VIETATO BESTEMMIARE? LA PAURA DELLA LIBERTA’, LA PAURA DI INTERNET E IL MASSACRO DEL DIRITTO!
Firenze, 9 Giugno 2002. La Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro cinque siti Internet specializzati in bestemmie. Si tratta dei famosi www.bestemmie.com , www.porcamadonna.com e simili, che i navigatori di Internet conoscono molto bene come luoghi di irriverenza ai "talmud" delle religioni dominanti: luoghi di dissacrazione e megafoni di quanto si possa quotidianamente ascoltare e dire in qualunque bar della penisola che, ovviamente, non sia quello dell’oratorio. Sicuramente una collezione gergale di espressioni e pensieri che potrebbero dare fastidio a qualcuno, ma che questo qualcuno non e’ obbligato a visitare e ascoltare. Cosi’ come non e’ costretto ad acquistare questo o quell’altro giornale che, in vernacolo o meno, esprime un modo di essere e di comunicare di buona parte della popolazione. E altrettanto vale se –sempre questo qualcuno- adduca buone ragioni per il sequestro, perche’ ha trovato il suo ragazzo di 12 anni che navigava in siti Internet del genere: il problema e’ suo, come genitore ed educatore, e di cio’ che ha messo nelle mani del suo ragazzo per informarsi; si penserebbe al sequestro di un giornale del genere perche’ trovato nelle mani del nostro ragazzo di 12 anni? E’ molto piu’ probabile che un genitore darebbe una "vociata" al figliolo e tutto finirebbe li’.
Un esempio che, se lo trasferiamo all’autorita’ pubblica, quando quest’ultima si arroga il diritto di stabilire cosa possa o meno essere visto o letto deve essere considerato con molta piu’ attenzione, perche’, come nel caso di cui stiamo trattando, si finisce dritti dritti alla censura. Che e’ prevista dai nostri codici, anche nel caso della blasfemia. Tutto con la discrezionalita’ del magistrato, ovviamente, ma sono reati previsti. Sono i reati d’opinione che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha detto di voler abolire, ma che invece sono li’, saldi e fermi, a disposizione dell’autorita’ che li usa quando ritiene opportuno, massacrando, di conseguenza, la certezza del diritto.
Comunque, una cosa e’ chiara: con il sequestro di questi siti e’ stato sancito che in Italia e’ vietato bestemmiare, cosi’ come e’ vietato essere scurrili usando la religione di Stato.
Una nota tecnica non secondaria che quantomeno fa riflettere su cosa, in era di globalizzazione delle comunicazioni grazie a Internet, possa significare un sequestro come questo: all’indirizzo Internet di questi siti c’e’ oggi l’avviso dell’azione censoria della Guardia di Finanza, ma sono visibili in parte grazie alla memoria chache di motori di ricerca come Google. Dobbiamo porre sotto sequestro anche i motori di ricerca? O, molto piu’ probabilmente, non ha senso parlare di reati d’opinione in un mondo di informazione e comunicazione come quello che stiamo vivendo e su cui tutti (compreso lo Stato) stanno scommettendo, economicamente e culturalmente?
Crediamo che la paura della liberta’, quando si manifesta con i rigori della legge, sia quanto di peggio possa frapporsi tra gli individui e lo Stato.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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