STATUS COSTITUZIONALE DEI GIORNALISTI?
IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA CONTRO LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE E DI SCELTA
SI VA VERSO UN’UNICA INFORMAZIONE?
Firenze, 24 Luglio 2002. Non avremmo pensato che l’intervento del presidente della Repubblica in materia di informazione e comunicazione avrebbe scatenato tutto questo putiferio. Ma, bene cosi’. Perche’ ognuno possa dire la sua, cosi’ siamo tutti in grado di capire chi sono i vari interlocutori del mondo politico, economico, culturale …. e giornalistico. Ci si domandera’ cosa c’entrano i giornalisti accanto alle categorie generali di politica, economia e cultura … ce lo domandiamo anche noi, ma non potremmo dire di meglio dopo aver letto una dichiarazione del presidente dell’ordine dei Giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo: "il pluralismo e l’imparzialita’ dell’informazione si possono difendere garantendo ai giornalisti uno status costituzionale al pari dei magistrati e garantendo l’accesso nella professione soltanto via universita’". E ancora: "Nella Costituzione va scritto a chiare lettere che i giornalisti sono soggetti soltanto alla deontologia professionale fissata per legge ……".
Quindi, ci pare di capire, i giornalisti dovrebbero essere una sorta di potere dello Stato. E bisognerebbe riscrivere i trattati di diritto quando della separazione dei poteri ne fanno un fondamento democratico. Accanto a quello legislativo, esecutivo e giudiziario, occorrera’ metterci quello giornalistico. Gia’ vediamo all’orizzonte, dopo l’Anm (associazione nazionale magistrati), l’Ang (associazione nazionale giornalisti), con tanto di correnti e -perche’ no- nomine di membri laici e togati, e magari con Marco Pannella che non beve perche’ il Parlamento li nomini facendo il suo dovere.
Noi siamo attenti lettori del quotidiano del partito comunista cubano, "Granma", e ogni giorno ne gustiamo il modo in cui i giornalisti che vi scrivono si prodigano nella loro professione, e ci pare di capire che a questa sorta di scrivani costituzionalmente garantiti piu’ degli altri cittadini (altrimenti, perche’ metterli specificamente in Costituzione?) faccia riferimento il presidente dell’Ordine lombardo. Con le dovute differenze perche’ l’Italia non e’ Cuba, ma il tipo di prestazione professionale che il nostro Franco Abruzzo sembra chiedere ai suoi ordinati, ci sembra molto simile.
Ci domandiamo: se il presidente Ciampi avesse mandato un messaggio sui problemi della salute e della sanita’, un presidente di un Ordine dei medici avrebbe avanzato altrettanta richiesta per la sua categoria professionale, visto che i medici sono altrettanto indispensabili che i giornalisti? E se Ciampi avesse parlato di ponti e autostrade? Vai con gli ingegneri. E che dire se l’argomento fossero stati gli attori? Ci sarebbe stata chiesta una laurea per fare l’attore, oltre alla menzione in Costituzione?
Potremmo continuare a iosa con gli esempi, ma crediamo di aver reso il concetto e di aver sufficientemente stigmatizzato il delirio di onnipotenza che si e’ scatenato in queste richieste.
Crediamo che sia piu’ che mai indispensabile che, per evitare di farci un tantino piu’ male di quanto gia’ non ce ne facciamo oggi, che tutti coloro che –d’accordo con noi- non intendono la professione giornalistica e la possibilita’ di assumersi la responsabilita’ di pubblicazioni legata all’appartenenza all’ordine dei Giornalisti, si diano una sveglia.
E’ piu’ che mai indispensabile, se vogliamo essere liberi, responsabili e in grado di decidere per conto nostro quale informazione consumare. Altrimenti, come vuole il nostro Abruzzo, al pari della giustizia che ha portato come esempio, ne avremo solo una, uguale per tutti.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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