Editoriale. Le banche

Prestiti bancari in crescita, nonostante crescano gli interessi. E anche se i crediti bancari deteriorati siano in crescita, la raccolta diretta complessiva delle banche (depositi da clientela residente e obbligazioni) è in crescita.
E’ questa la situazione che ci è prospettata dal rapporto mensile di ottobre dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana).
Insomma delle banche non si può fare a meno, come aria, acqua, cibo, ché anche se l’offerta è più costosa e per acquistarla i risparmiatori ci rimettono, son tutti lì coi loro portafogli pieni di carte bancarie di ogni tipo, senza le quali quasi non si prende più neanche un tram e - senza il “quasi” - un auto a noleggio, la prenotazione di un albergo, etc.
Ecco spiegato in un semplice concetto, sostanziato dalla pratica, perché oggi le banche guadagnano molto. Al pari dei gestori di servizi di erogazione di varie utenze fondamentali, soprattutto telecomunicazioni ed energia.
Situazione che potrebbe indurre alcuni sprovveduti a nazionalizzare i servizi bancari (o accentuando forme ibride di controllo - tipo golden share - o azionisti di peso di alcuni istituti, modello Mps). Sprovveduti istituzionali di governo e non, che si sperticano per farsi pagare le proprie incapacità con quelli che chiamano extra-profitti delle banche. Ma questa è “agora politica” che spesso si attorciglia intorno a se stessa. Che non intacca il fatto che delle banche non ne possiamo fare a meno, a maggior ragione ché siano private e - talvolta solo in teoria - facilitino mercati e concorrenze.
Le banche quindi, al netto di diffuse arroganze e posizioni di rendita e di potere, sono aziende necessarie. Importante è non confondere l’istituzione in sé con devianze e abusi commesse dalle stesse, che - qui sì che lo Stato deve intervenire - vanno prevenuti e sanzionati.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc