Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano Mosca
L'Unione Europea si è dotata di un nuovo strumento senza precedenti per contrastare l'elusione delle sanzioni contro la Russia attraverso le criptovalute: la possibilità di vietare l'utilizzo di servizi crypto provenienti da un intero Paese terzo, non più soltanto da singole piattaforme individuate una per una. Come riporta Crypto News, il nuovo meccanismo è stato introdotto con il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca, adottato dal Consiglio dell'Unione Europea il 23 luglio scorso. La misura consente a Bruxelles di vietare qualsiasi transazione tra un operatore europeo e un fornitore di servizi in criptovalute stabilito in un Paese terzo, qualora quella giurisdizione venga giudicata sistematicamente e persistentemente incapace di impedire che le piattaforme sul proprio territorio agevolino l'elusione delle restrizioni imposte alla Russia. Il nuovo strumento è stato inserito nell'articolo 5bc del Regolamento (UE) n. 833/2014, così come modificato dal pacchetto di luglio. Fino ad oggi l'approccio europeo prevedeva la designazione delle singole piattaforme sospettate di favorire l'aggiramento delle sanzioni: un metodo che, secondo diversi analisti del settore, si è rivelato poco efficace perché alla chiusura di ogni piattaforma corrispondeva rapidamente la comparsa di un servizio sostitutivo. Con la nuova norma, invece, l'Unione può colpire l'intero comparto crypto di uno Stato, tagliando fuori dal sistema finanziario europeo tutti gli operatori che vi risiedono. Al momento nessun Paese risulta ancora inserito in questo nuovo elenco: si tratta per ora di uno strumento potenziale, pensato soprattutto come deterrente nei confronti dei governi che finora hanno subito pressioni limitate per vigilare sulle piattaforme presenti sul loro territorio. Contestualmente, lo stesso pacchetto di sanzioni ha esteso i divieti di transazione a 14 piattaforme di servizi crypto con sede in sei giurisdizioni: Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Le misure fanno parte di un intervento più ampio che ha colpito anche la rete di pagamenti transfrontalieri A7 e la stablecoin A7A5, ancorata al rublo e sviluppata con il sostegno dello Stato russo, utilizzata secondo gli analisti per movimentare ingenti flussi finanziari legati all'elusione delle sanzioni. Il pacchetto introduce inoltre nuove restrizioni sulla proprietà e sul controllo di società crypto europee da parte di cittadini russi e bielorussi: a partire dal 25 agosto, i cittadini bielorussi non potranno più detenere quote, esercitare il controllo o ricoprire cariche negli organi di gestione di soggetti che offrono servizi in criptovalute regolamentati dal quadro normativo europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets). Il provvedimento si inserisce in una linea di intervento avviata già con il 19° pacchetto di sanzioni, adottato lo scorso ottobre, che per la prima volta aveva esteso il divieto di fornire servizi crypto ai cittadini e alle entità russe, riconoscendo l'uso crescente degli asset digitali come canale per aggirare il regime sanzionatorio imposto dopo l'invasione dell'Ucraina.