Nella morsa del debito: spread ai massimi dal 2011
La Francia si trova ad affrontare una grave crisi del debito pubblico, accompagnata da tensioni sociali crescenti, proprio nell'anno che precede le elezioni presidenziali del 2027. Come riporta Axios, gli investitori temono un effetto contagio in Europa e oltre, con paragoni sempre più frequenti alla crisi del debito sovrano che sconvolse l'Unione Europea nel decennio 2010-2020.
L'economista Robin Brooks della Brookings Institution ha scritto di recente che i rendimenti dei titoli di stato francesi stanno "andando fuori controllo", e che il contagio verso il resto dell'Europa ad alto debito si sta diffondendo rapidamente.
I rendimenti del debito pubblico stanno salendo in tutta Europa e negli Stati Uniti, ma la situazione francese risulta particolarmente critica. Gli investitori chiedono rendimenti più alti per detenere titoli francesi rispetto a quelli tedeschi, considerati un rifugio più sicuro. Venerdì scorso lo spread tra i due Paesi - cioè la differenza tra i rendimenti dei rispettivi titoli decennali - ha toccato il livello più ampio dai tempi della crisi del debito sovrano, arrivando a 1,55 punti percentuali secondo i dati citati da Axios, che ricostruiscono l'andamento dello spread dal 2 ottobre 2006 a oggi: partito da zero, il differenziale aveva già raggiunto 0,83 punti il 3 ottobre 2011, era poi sceso a 0,31 punti il 3 ottobre 2016, per risalire fino all'attuale 1,55.
Secondo Thierry Wizman, analista di Macquarie, l'allargamento dello spread è dovuto a un "più alto rischio di default sovrano in Francia", come scritto in una nota di giovedì scorso dal titolo emblematico "Are the French Toast?" (gioco di parole sul celebre "pane tostato alla francese", qui inteso come "la Francia è finita?"). Wizman ha definito l'allargamento dello spread una sorta di verdetto di "colpevolezza" sulla recente direzione presa dalla politica presidenziale francese, sottolineando che la polarizzazione politica - alimentata soprattutto dal tema dell'immigrazione più che da quello fiscale - riguarda sia la sinistra che la destra populista, nessuna delle due disposta a vere politiche di rigore.
La Francia si trova a dover gestire sfide che dovrebbero suonare familiari anche agli americani: un deficit pubblico in costante crescita, una popolazione che invecchia facendo lievitare i costi, e una polarizzazione politica sempre più marcata. Queste pressioni esistevano già prima della guerra in Iran, ma il conflitto le ha aggravate ulteriormente, spingendo al rialzo i costi energetici e rallentando la crescita economica del Paese.
La scorsa settimana le proteste degli studenti delle scuole superiori, diffuse in tutta la Francia per denunciare strutture fatiscenti, orari scolastici troppo lunghi e carenza di insegnanti, sono degenerate in episodi di violenza, portando alla chiusura di centinaia di istituti.
Il livello di allerta, secondo Axios, sta salendo ulteriormente. Una nota di Evercore avverte che gli investitori sono preoccupati per una crisi fiscale incombente che potrebbe minare l'impianto normativo stesso dell'Unione Europea, con rischi di contagio che riguarderebbero in particolare l'Italia.
Sul fronte politico, la candidata di estrema destra Marine Le Pen è in testa nei sondaggi in vista delle presidenziali del prossimo anno e ha proposto di inserire in Costituzione una "regola d'oro" per vincolare il deficit pubblico, accompagnata da tagli fiscali. La misura imporrebbe una riduzione del deficit di almeno mezzo punto percentuale di PIL ogni anno, fino ad arrivare quasi al pareggio di bilancio quando il debito - oggi al 119% del PIL - scenderà al 60%.
Un aspetto che differenzia questa crisi da quella degli anni 2010, nota ancora Axios, riguarda il ruolo degli Stati Uniti: durante la crisi del debito sovrano del decennio scorso, gli investitori si rifugiarono in massa nei Treasury americani, facendo scendere bruscamente i rendimenti statunitensi. Questa volta lo status di "porto sicuro" degli Stati Uniti è meno scontato, ed è incerto se lo stesso fenomeno si ripeterà: al momento, il rendimento dei titoli decennali americani risulta persino superiore a quello del debito francese.