Giovedì 17 settembre 2026
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Ravenna, certificati falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in 9 città

U.E. - ITALIA
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L'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi usati per evitare l'ingresso di migranti irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) si allarga a tutta Italia. Il 16 settembre la Squadra mobile di Ravenna, insieme al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato di Roma, ha eseguito ventitré perquisizioni domiciliari, personali e informatiche nei confronti di altrettanti medici, in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Tra gli obiettivi degli accertamenti figurano anche gli ospedali Sant'Orsola e Maggiore di Bologna e l'Infermi di Rimini.

 

Come riporta  Open, dei professionisti coinvolti soltanto uno risulta formalmente iscritto nel registro degli indagati. Gli altri, oltre venti in tutto, sono destinatari dei decreti di perquisizione ma non sono ancora indagati. L'operazione è la diretta prosecuzione del filone d'indagine avviato mesi fa, quando erano stati perquisiti otto medici del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, poi finiti sotto indagine per falso ideologico continuato in concorso e interruzione di pubblico servizio.

 

Secondo l'ipotesi dei pubblici ministeri ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, tra maggio 2024 e gennaio 2026 alcuni medici avrebbero attestato consapevolmente patologie infettive inesistenti o "gonfiate" - come tubercolosi o scabbia - per certificare l'inidoneità dei migranti al trattenimento nei Cpr, senza però avviare le relative cure. Nel periodo preso in esame dall'inchiesta, su 64 stranieri irregolari sottoposti a visita nel reparto di Ravenna, 34 sono stati giudicati non idonei al trasferimento, dieci hanno rifiutato di sottoporsi alla visita e i restanti sono stati dichiarati idonei. Le non idoneità si sono concentrate soprattutto a partire da settembre 2025, fino ad azzerare completamente le idoneità nei mesi successivi. Per tre degli otto medici già indagati era scattata l'interdizione dalla professione per dieci mesi, disposta dalla gip Federica Lipovscek; per gli altri cinque il divieto di occuparsi di certificati destinati ai Cpr.

Dagli atti dell'indagine emerge il ruolo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e in particolare del suo referente, l'infettivologo Nicola Cocco, in servizio a Milano e non raggiunto da alcun avviso di garanzia. Cocco ha promosso da tempo una campagna, chiamata "Mai più lager - No ai Cpr", basata sulla tesi della "patogenicità" dei centri di permanenza per i rimpatri, sostenendo che nessuno possa essere considerato realmente idoneo a un luogo che definisce dannoso per la salute. Nelle chat sequestrate dagli investigatori, secondo quanto ricostruito dalla stampa, compaiono scambi di messaggi tra Cocco e i medici indagati relativi all'andamento delle certificazioni di non idoneità.

 

Le associazioni di categoria hanno espresso solidarietà ai medici coinvolti: a Bologna si è tenuto un presidio davanti alla Questura, mentre il sindacato Anaao Assomed Emilia-Romagna si è detto sconcertato per le perquisizioni. La Simm ha ribadito che la pericolosità dei Cpr per la salute delle persone trattenute sarebbe "un dato scientifico, non un'opinione", richiamando anche una nota dell'Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui la detenzione amministrativa dei migranti costituirebbe una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi.

 

Di segno opposto le reazioni del centrodestra: il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, e il ministro Matteo Salvini hanno chiesto chiarezza sulla vicenda, sostenendo che in caso di accertata colpevolezza i sanitari coinvolti dovrebbero essere radiati dall'albo professionale.

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