Sabato 12 settembre 2026
Menu

11settembre: una data infausta a livello ufficiale. Ma la crudeltà dispiegata a livello mondiale trova un'eco anche nelle storie private del nostro Paese - con i bambini

Articolo · Annapaola Laldi ·

L'11 Settembre è una data infausta. Nel 1973 Salvador Allende, presidente del Cile dal 1970, fu ucciso nell’assalto dei suoi avversari al palazzo presidenziale della Moneda. A questo seguirono gli anni di una delle più crudeli, sanguinose dittature in America Latina, quella di Augusto Pinochet.

 

L’11 settembre 2001, all’alba del XXI secolo, che, per tanti, doveva segnare il vertice delle leopardiane «magnifiche sorti e progressive» del genere umano … ecco che l’umanità sprofonda in un pozzo di odio senza fine, con guerre plurime ovunque.

 

Oggi, poi, 11 settembre 2026, dobbiamo registrare il lutto per la morte di Emma Bonino , come si legge nell'editoriale di Donvito Maxia su questo sito.

 

Questo il quadro internazionale e nazionale, per così dire, ufficiale.

 

Ma la crudeltà, dispiegata a livello mondiale, trova un’eco nelle private storie quotidiane del nostro Paese, proprio prendendo di mira le creature più fragili, più indifese che dovrebbero sempre essere oggetto di protezione della società per avere, in futuro, cittadini e cittadine forti, gentili e responsabili nella vita della nostra società.

E così, ecco due storie atroci, di cui è bene prendere coscienza, per non illuderci che tutto vada bene in questa Italia che vanta il governo più stabile della storia della Repubblica e tanta attenzione per chi è in difficoltà, con quella pioggia di “bonus” che sono soldi buttati al vento, perché la nostra società ha bisogno di solide e risolutive riforme strutturali.

 

Ambedue le storie sono narrate al momento della chiusura delle indagini dei PM e della condanna dei torturatori di queste creature.

 

La prima, resa nota da alcuni organi di stampa il 9 u.s., riguarda una bimba di 5 anni di età maltrattata da entrambe i genitori con l’acquiescenza di nonni e parenti della coppia, anch’essi, ora, denunciati per sapere e a rischio di processo.

L’articolo a cui mi riferisco si trova sul “Corriere della sera” e si intitola Botte e fame, incubo per una bimba di 5 anni: a processo madre e padre. “In ospedale ringhiava”

La piccola, di cui ovviamente non si dice il nome, aveva cominciato a essere insultata e maltrattata, praticamente da quando era nata, cioè dal febbraio 2021, ma la sua condizione era stata conosciuta solo dal 10 luglio 2024, «quando la piccola – si legge nell’articolo di Federico Gottardo – è arrivata in elisoccorso all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Sveniva, aveva il naso tumefatto, escoriazioni e lesioni su tutto il corpo, oltre a segni di malnutrizione e di una sospetta intossicazione da farmaci. Ma i genitori non hanno fatto nulla, fermandosi anche a prendere un gelato mentre la figlia veniva salvata dai medici. Che, dai successivi esami, hanno scoperto che aveva ossa sviluppate come una bambina di appena 2 anni». I sanitari hanno avvisato la Procura che ha fatto partire l’inchiesta. La PM Debora Rinaudo ha parlato di «un campionario di orrori» e ha chiesto il rinvio a giudizio di padre e madre, «ma rischiano il processo anche i nonni e un amico di famiglia di 42 anni, accusati di sapere dei maltrattamenti ma di non aver fatto nulla per evitarli. Anzi, di avere incoraggiato i due a continuare». L’inchiesta della Procura ha portato alla luce il vero e proprio inferno, in cui è vissuta questa creatura. Se faceva la pipì a letto la notte, i genitori la cacciavano fuori casa anche d’inverno, e poi la costringevano a dormire sulle lenzuola bagnate, irridendola. La madre l’ha rifiutata fin da subito e l’ha spedita da una zia che se ne è presa cura solo per qualche mese, restituendola, poi, alla famiglia. Cresciuta, niente iscrizione alla scuola materna, niente nomina del pediatra di base. Per evitare che si sporcasse, i genitori erano ricorsi alla cosa più logica; niente mangiare né bere.

Dall’inizio delle indagini la bimba è in una comunità protetta per tentare di farle superare il trauma vissuto. Si è anche reso noto che, al primo ricovero, la bambina «ringhiava come un cane quando qualcuno si avvicinava al suo piatto, tanto era abituata a restare senza cibo». E ha paura delle donne, perché la madre era la sua principale aguzzina.

 

È invece pubblicata l'11 settembre, un’altra storia di ordinaria crudeltà e di violenza perpetrata su due sorelle. L’articolo, di Alessandra Boero e Giulio Gavino, è pubblicato su “La Stampa” e si intitola Orrore a Imperia: il compagno abusava delle figlie, la mamma “era la mediatrice”

 Anche qui si parla di queste violenze a chiusura delle indagini e con la condanna a 6 anni e sei mesi inflitta all’uomo, mentre alla madre la Procura di Imperia ha notificato la chiusura delle indagini nei confronti della madre, per concorso con l’uomo degli abusi sessuali, con le aggravanti della minore età e del rapporto di parentela con la persona offesa. Le figlie, quando è cominciata la loro tortura, avevano rispettivamente sedici e dieci anni. È stata quest’ultima a dare segnali di disagio psicologico e si era confidata, in prima battuta, con una compagna di classe, e poi con alcune insegnanti. Nelle indagini sono state scoperte chat scambiate fra i due adulti, con la madre che, come dice il titolo dell’articolo, faceva da mediatrice con la più piccola, perché si lasciasse fare quello che voleva l’uomo. Sono emerse foto intime, fotografie su supporti digitali, decine di mail e  messaggi scambiati su Facebook.

Fin dall’inizio dell’inchiesta, le due sorelle sono state accolte in una comunità protetta e sostenute con un piano psicologico di lunga durata. Negli interrogatori, le ragazze hanno parlato a lungo con i Carabinieri e una di loro ha detto: «Non voglio che nessuno, mai nessuno, manco il mio peggior nemico, possa passare quello che ho passato io».

 

Che cosa possiamo dire di più? Solo fare a tutte e tre queste creature gli auguri più sentiti e sinceri di riuscire a superare i loro traumi nel modo migliore e trovare delle famiglie che le accolgano e siano capaci di dare loro, con pazienza, tutto l’amore che non hanno potuto avere finora.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →