Venerdì 28 agosto 2026
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Difterite a Palermo: il caso mostra i limiti dell'anagrafe vaccinale

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La morte di una bambina di 4 anni non vaccinata a Palermo per difterite ha riacceso il dibattito sulla sorveglianza sanitaria in Italia. Come sottolinea l'epidemiologa Stefania Salmaso su Scienza in Rete, l'eliminazione di una malattia grazie ai vaccini non equivale all'eradicazione del batterio che la provoca: il Corynebacterium diphtheriae continua a circolare e può ancora colpire chi non è protetto.

 

In Italia l'ultimo decesso per difterite autoctona risaliva al 1996: da allora, grazie all'obbligo vaccinale introdotto nel 1939, la malattia era scomparsa dalla cronaca sanitaria. Prima di quella data, agli inizi del Novecento, il Paese registrava ogni anno tra i 20mila e i 30mila casi tra i bambini, con circa 1.600 morti. Un progresso enorme, che però - avverte Salmaso - non deve essere confuso con la scomparsa definitiva del rischio: il batterio resta presente a livello globale e può rientrare in circolazione ovunque trovi persone non immunizzate.

 

I dati europei confermano che il fenomeno non è residuale. Nell'Unione Europea nel 2022 sono state registrate 359 infezioni da corinebatteri tossinogenici, di cui 318 sostenute da C. diphtheriae e 61 da C. ulcerans. Nel 2023 i casi sono scesi a 216 (155 da C. diphtheriae e 61 da C. ulcerans). Si tratta soprattutto di casi importati, provenienti da aree dell'Est Europa dove le coperture vaccinali risultano insufficienti, oppure da Paesi dove la malattia resta endemica, come India, Indonesia, Filippine, Malesia, Nepal, alcuni Stati africani e il Brasile.

 

Il punto centrale sollevato dall'autrice riguarda però un elemento specifico del caso siciliano: la bambina risultava inadempiente al ciclo vaccinale già da tre anni. Un dato che, se rilevato e comunicato tempestivamente agli operatori sanitari, avrebbe potuto orientare fin da subito il sospetto diagnostico verso la difterite, evitando probabilmente il ritardo che ha caratterizzato la vicenda.

 

Salmaso critica in particolare l'assenza di un'anagrafe vaccinale facilmente consultabile dal personale sanitario nel momento della visita. Sapere in tempo reale che un bambino non ha completato il ciclo vaccinale previsto non è solo un dato statistico: è un'informazione clinica che può fare la differenza nel riconoscere precocemente una malattia ormai rara e quindi difficile da diagnosticare per i medici, che nella pratica quotidiana non la incontrano quasi più.

Per l'epidemiologa il caso di Palermo rappresenta un fallimento della sanità pubblica, che non può limitarsi al rispetto formale delle procedure burocratiche - come l'invio di solleciti alle famiglie inadempienti o l'irrogazione di sanzioni pecuniarie - ma dovrebbe rafforzare concretamente gli strumenti di sorveglianza epidemiologica e di supporto alle famiglie. L'obiettivo, sottolinea Salmaso, è individuare per tempo i soggetti a rischio prima che si trasformino, come in questo caso, in tragedie evitabili.

 

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