El Niño Super: rischio eventi estremi in Italia tra autunno e inverno
Il pianeta è entrato in una nuova fase di El Niño, il fenomeno climatico periodico che fa parte del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation) e che si manifesta in media ogni 2-7 anni. Come riporta iLMeteo.it, le prime conseguenze sono già visibili nel Pacifico, dove tutto è partito da un drastico indebolimento dei venti alisei, che normalmente spingono le acque calde superficiali da est verso ovest, in direzione dell'Asia.
Le previsioni stagionali più recenti della NOAA (l'agenzia statunitense per l'oceano e l'atmosfera) indicano che le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero raggiungere livelli mai registrati finora. Già da settembre, e nei mesi successivi, sono attese anomalie fino a +3,5/4°C rispetto alla media: valori da record, tanto che gli esperti hanno iniziato a parlare esplicitamente di un "El Niño Super" per sottolinearne l'intensità eccezionale.
Gli effetti concreti sono già osservabili nel Pacifico centro-orientale, con una maggiore frequenza e intensità di tifoni e uragani. Al momento risultano attivi tre uragani, secondo i dati diffusi dal Central Pacific Hurricane Center, insieme a piogge intense concentrate in brevi periodi, con un aumento del rischio di alluvioni lampo nelle aree colpite.
Per l'Europa e l'Italia gli effetti diretti restano limitati, ma tra l'autunno e l'inverno 2026-2027 potrebbero arrivare conseguenze indirette, anche marcate, legate a un probabile "Super El Niño". Il meccanismo passa attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche: pur avendo l'epicentro nel Pacifico, il fenomeno è in grado di alterare le correnti in quota fino alle nostre latitudini. Questo potrebbe favorire stagioni autunnali e invernali più miti della norma, con una riduzione delle tipiche irruzioni di aria fredda.
La vera incognita, però, riguarda la sovrapposizione tra El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica. El Niño agirà infatti come un acceleratore termico su un'atmosfera già carica di energia. In Italia questo effetto si combinerà con le temperature del Mediterraneo, che hanno già raggiunto livelli eccezionalmente elevati: una combinazione che, secondo iLMeteo.it, aumenterà in modo consistente il rischio di eventi meteo estremi, come piogge torrenziali, alluvioni lampo e i cosiddetti Medicane, gli uragani mediterranei nati dall'unione delle parole inglesi "Mediterranean" e "hurricane".