Se la scuola tace, educano i social: il vuoto dell'educazione sessuo-affettiva
In Italia, quando la scuola non parla di sessualità e relazioni affettive, a farlo ci pensano i social media. È questo il punto di partenza della riflessione pubblicata da Scienzainrete, che affronta il tema dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane evidenziando come l'assenza di percorsi strutturati lasci gli adolescenti soli di fronte a un'offerta di contenuti digitali spesso distorti, non verificati e potenzialmente dannosi.
Il quadro normativo è tutt'altro che incoraggiante. Dal 7 luglio 2026 è in vigore la legge 9 giugno 2026, n. 104, che introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per tutte le attività extracurricolari su temi legati alla sfera sessuale nelle scuole secondarie, e vieta del tutto tali attività nelle scuole dell'infanzia e primarie. Le scuole sono inoltre tenute a inviare alle famiglie tutti i materiali didattici almeno sette giorni prima degli interventi. Secondo i critici, questa impostazione rischia di scoraggiare molti istituti — già alle prese con carenza di personale e risorse — dall'affrontare questi argomenti, per evitare oneri burocratici aggiuntivi o il timore di segnalazioni e ispezioni.
Il risultato pratico è un vuoto formativo che non rimane tale: se la scuola arretra, quel vuoto viene riempito dai social, dalla pornografia, dagli stereotipi e dalla violenza dei gruppi online. A differenza della scuola, questi "cattivi maestri" non mostrano i loro materiali in anticipo e non chiedono il consenso a nessuno. Meno della metà degli studenti italiani ha mai ricevuto una qualche forma di educazione sessuale scolastica, e spesso si è trattato di sporadici accenni biologici nelle ore di scienze, senza alcun approfondimento su consenso, affettività o relazioni interpersonali.
L'educazione sessuo-affettiva viene descritta come uno strumento fondamentale di prevenzione: non solo rispetto alle infezioni sessualmente trasmissibili — in aumento esponenziale tra i giovani dal 2021 secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità — ma anche in relazione a fenomeni come il bullismo, la violenza di genere e l'uso distorto dei media digitali. Educare a riconoscere i propri confini, a comprendere il consenso e a costruire relazioni sane significa fornire agli adolescenti strumenti concreti per tutelarsi.
Il dibattito è aperto anche sul piano democratico: il 7 agosto 2026 è partita la raccolta di 500.000 firme per un referendum abrogativo della legge 104/2026, con scadenza il 30 settembre. Il quesito referendario chiede l'abrogazione integrale della norma. Sostenerne l'abrogazione, sottolineano i promotori, non significa essere contro le famiglie, ma chiedere un equilibrio diverso: informazione preventiva, competenza e trasparenza, senza trasformare la formazione su salute, rispetto e sicurezza in un percorso accessibile solo previo consenso scritto.
L'Italia resta intanto uno dei pochi paesi europei privi di un curricolo obbligatorio sull'educazione sessuale: su 27 Stati membri dell'Unione europea, 20 la prevedono come materia obbligatoria. Svezia, Germania, Danimarca, Finlandia e Austria l'hanno introdotta da decenni. Il quadro di riferimento scientifico esiste dal 2010, con gli Standard per l'educazione sessuale in Europa elaborati dall'OMS Regione Europa e dall'istituto tedesco BZgA, che definiscono percorsi graduali per fasce d'età basati su evidenze.