Lunedì 14 settembre 2026
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Droghe e minori: un nuovo report chiede politiche non punitive

Articolo · Redazione ·

Un nuovo policy brief della Global Commission on Drug Policy, realizzato insieme a Youth RISE e alla Global Campus of Human Rights, chiede un cambio di paradigma nelle politiche sulle droghe rivolte a bambini e giovani. Come riporta  anche allAfrica, il documento sostiene che le normative pensate in nome della "protezione" dei minori hanno spesso ignorato l'impatto reale che le leggi sulle droghe hanno sulla loro salute, sui loro diritti, sulle famiglie e sulla vita quotidiana. Il rapporto chiede che bambini e giovani non vengano più considerati semplicemente soggetti da proteggere dalle droghe, ma titolari di diritti con un ruolo concreto nella costruzione delle politiche che li riguardano.

 

La proposta nasce da un'iniziativa che ha coinvolto la Global Commission on Drug Policy, Youth RISE e la Global Campus of Human Rights, riunendo bambini e giovani provenienti da diverse regioni del mondo per analizzare come le politiche sulle droghe incidano sulle loro esistenze. Nel complesso, la Commissione ha consultato oltre 150 persone in 47 paesi dei cinque continenti. Dai partecipanti è arrivata una richiesta chiara: politiche che si allontanino dalla punizione per puntare invece sul sostegno, con servizi di salute mentale pensati per i giovani, educazione basata su evidenze scientifiche, riduzione del danno e partecipazione reale ai processi decisionali.

 

A guidare la riflessione è stato Juan Manuel Santos, ex presidente della Colombia e commissario della Global Commission, che ha ricordato le parole del compianto Kofi Annan, con cui condivideva l'impegno all'interno di The Elders: "le droghe hanno distrutto molte vite, ma politiche governative sbagliate ne hanno distrutte molte di più".

Santos ha spiegato che è proprio questa tensione ad aver motivato la nascita della Commissione, con l'obiettivo di aprire conversazioni difficili: da oltre un decennio l'organismo mette in discussione politiche che, secondo le evidenze disponibili, non raggiungono gli obiettivi dichiarati e possono anzi causare danni gravi. Secondo Santos, bambini e giovani vengono spesso invocati per giustificare lo status quo delle politiche sulle droghe, ma raramente i decisori si sono fermati a esaminare in modo sistematico cosa quelle politiche comportino davvero per i loro diritti, la loro salute, le loro famiglie e il loro futuro. "Non è un ambito facile e il dibattito viene troppo spesso ridotto a un unico messaggio, la prevenzione", ha detto, aggiungendo che il documento è stato pensato per "demistificare" la questione e restituirne la piena complessità. La prevenzione conta, ha precisato, ma non può costituire l'intera risposta: i giovani che fanno uso di droghe esistono comunque, e hanno bisogno di informazioni accurate, servizi sanitari, riduzione del danno, trattamento e sostegno, oltre che di protezione da violenza, sfruttamento ed esclusione. La politica sulle droghe, ha aggiunto, non può essere lasciata alle sole forze dell'ordine: servono un ruolo per la sanità, l'istruzione, la protezione sociale, la giustizia, gli attori dei diritti dell'infanzia e per gli stessi giovani. "Dobbiamo smettere di trattare i bambini semplicemente come una giustificazione delle politiche sulle droghe e iniziare a riconoscerli come persone con diritti, bisogni, esperienze e un futuro che le nostre politiche influenzano direttamente", ha affermato.

Una testimonianza diretta è arrivata da Anne-Marie Cockburn, madre di Martha, morta a 15 anni nel 2013 dopo aver assunto MDMA. Cockburn ha raccontato come la propria paura le abbia impedito un dialogo costruttivo con la figlia, e ha criticato la carenza di risorse educative oneste sulla riduzione del danno, attribuendo la responsabilità a leggi e a una cultura fondata sulla paura piuttosto che sull'informazione. Per Cockburn, questo cambio di approccio deve tradursi in misure concrete di riduzione del danno: ha chiesto la creazione di centri sanitari dove giovani e famiglie possano accedere a informazioni affidabili sulle droghe, imparare come comportarsi in caso di emergenza e conoscere i propri diritti, oltre a servizi di drug-testing per ridurre i rischi legati alle sostanze non regolamentate. Charity Monareng, direttrice di Students for Sensible Drug Policy International e attivista sudafricana, ha chiesto che i giovani vengano coinvolti fin dalle prime fasi nella costruzione delle politiche, non semplicemente consultati in un secondo momento in modo formale.

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