Sudafrica snodo globale del narcotraffico, corruzione nella polizia

Il Sudafrica è diventato uno dei nodi centrali del traffico internazionale di droga, entrando nel top 5% mondiale dell'Organised Crime Index elaborato dal Global Initiative Against Transnational Organised Crime (GI-TOC), lo stesso livello di rischio attribuito a Colombia, Messico, Paraguay, Ecuador, Nigeria e Turchia. Come riporta The Star, il direttore del GI-TOC, Mark Shaw, ha comunicato il dato alla Commissione Madlanga la settimana scorsa, sottolineando come il Paese occupi una posizione tra i primi dieci al mondo per criminalità organizzata.
Secondo l'esperta Mpho Matlala, il Sudafrica presenta caratteristiche diverse da Colombia, Paraguay ed Ecuador, ma viene inserito nello stesso indice perché condivide fattori di rischio strutturali analoghi, a partire dalla posizione strategica lungo le rotte internazionali della droga. Se la Colombia resta uno dei principali produttori mondiali di cocaina e l'Ecuador uno dei maggiori esportatori nelle Americhe, il Sudafrica si configura come un importante snodo di transito e destinazione per cocaina, eroina, metanfetamine e altre sostanze, mettendo in collegamento i mercati dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia.
L'analista Darren Brookbanks del GI-TOC ha spiegato che il ruolo del Sudafrica è per certi versi unico: mentre la Colombia funziona soprattutto come polo produttivo e l'Ecuador come corridoio di transito, il Paese africano riveste entrambe le funzioni, fungendo sia da corridoio primario per la cocaina proveniente dal Sud America diretta verso i mercati dell'Oceano Indiano e dell'Europa, sia da hub per la produzione industriale di metanfetamine.
Al centro dell'inchiesta condotta dalla Commissione Madlanga vi sono le accuse di collusione tra alti funzionari di polizia e organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti. Le testimonianze raccolte finora indicano che un'influenza criminale diffusa all'interno delle forze dell'ordine e della giustizia starebbe di fatto paralizzando la capacità dello Stato di smantellare le reti di traffico transnazionale.
Tra i casi più clamorosi emersi davanti alla commissione figura il furto, nel novembre 2021, di 541 chilogrammi di cocaina dal deposito reperti degli Hawks (l'unità investigativa che si occupa di criminalità organizzata) a Port Shepstone, nella provincia del KwaZulu-Natal: la droga, dal valore di circa 200 milioni di rand, era stata scoperta pochi mesi prima in un container sospetto nel deposito di Isipingo, a sud di Durban. Le indagini hanno rivelato che il sistema di allarme del sito non era funzionante al momento del furto. L'ex capo degli Hawks nel KwaZulu-Natal, il generale maggiore Lesetja Senona, si è dimesso subito dopo essere stato interrogato in relazione al caso; secondo quanto emerso in commissione, Senona custodiva sia la chiave principale sia quella di riserva della cassaforte dove era conservata la droga.
Un secondo episodio riguarda la sparizione di un carico di 700 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di 300 milioni di rand, che sarebbe stato illecitamente dirottato durante il trasporto su camion da Durban al quartiere di Aeroton, a Johannesburg. Alcuni omicidi di rilievo nel mondo della criminalità organizzata, incluso quello del 2022 ai danni del rapper Oupa John Sefoka, noto come DJ Sumbody, sarebbero collegati a una faida di ritorsione scatenata proprio dal furto del carico di Port Shepstone.
Oltre al traffico di cocaina proveniente dal Sud America, il Sudafrica è diventato una base per la produzione industriale di metanfetamine su larga scala, con cartelli come quello messicano di Sinaloa che affittano proprietà nel Paese per allestire laboratori clandestini. Solo nell'ultimo anno sono stati arrestati cittadini messicani coinvolti in operazioni a Musina, dove è stato effettuato un sequestro dal valore di 600 milioni di rand, a Swartruggens, dove sono stati confiscati 481 chilogrammi di metanfetamina per oltre un miliardo di rand, e a Volksrust, con un sequestro da 350 milioni di rand.
Diversi esperti sentiti dalla commissione, tra cui Mark Shaw, Darren Brookbanks, Mpho Matlala, Andy Mashaile ed Eldred de Klerk, hanno evidenziato la debolezza strutturale delle forze dell'ordine sudafricane e la presenza di quelli che vengono definiti "attori radicati nello Stato", un fenomeno a cui è stato attribuito un punteggio di 8 su 10 nell'indice di rischio. Tra le proposte di riforma discusse davanti alla commissione figura la creazione di una nuova agenzia anticrimine organizzata, con uno status istituzionale rafforzato simile a quello delle cosiddette istituzioni "Chapter 9" previste dalla Costituzione sudafricana per garantire organi di controllo indipendenti dal governo.