Sabato 5 settembre 2026
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Governo Meloni: Mussolinismo contemporaneo

Articolo · Gian Luigi Corinto ·

Il 4 settembre 2026 il governo Meloni ha raggiunto i 1.413 giorni in carica, superando il precedente record del Berlusconi II (1.412 giorni, 2001-2005) e diventando l'esecutivo più longevo della storia repubblicana italiana. Questo traguardo, celebrato con una manifestazione a Bari, può essere letto attraverso la stessa lente del mussolinismo, cioè non come adesione ideologica, ma come identificazione carismatica con un leader percepito come stabile, forte, capace di garantire continuità in un Paese storicamente segnato dall'instabilità governativa. 

 

La durata record del governo Meloni non è solo un dato tecnico. È un simbolo politico. In un'Italia dove la media di vita di un governo era di 361 giorni (ora salita a 377), resistere oltre quattro anni diventa prova di forza, di capacità di tenuta, di leadership. La stampa internazionale ha sottolineato spesso il connubio tra combattività e pragmatismo.

 

Come il mussolinismo storico, anche il melonismo si fonda sulla centralità del capo. La longevità dell'esecutivo viene attribuita non alla coalizione o al programma, ma alla figura di Meloni. La prima donna a ricoprire la carica di primo ministro a Roma è senza dubbio famosa per arguzia e abilità politica. Il record diventa così un'estensione del carisma personale. È il “suo” governo che dura, non la maggioranza che tiene. 

 

La durata del governo Meloni dipende anche dalla sua capacità di essere in grado di fare poco per resistere. Basta evitare riforme divisive, mantenere gli equilibri di coalizione, navigare tra le crisi senza rompere. Questa prudenza non è indecisione, ma calcolo politico. La stabilità diventa un valore in sé, indipendentemente dai risultati concreti. A proposito, chi l’ha visti?

 

Il governo ha raggiunto il record grazie a sinistra divisa e alleati deboli, ma anche alla capacità di Meloni di tenere insieme una maggioranza eterogenea. La festa di partito a Bari, più che di coalizione, celebra questa tenuta personale del leader. 

 

La durata del governo Meloni non è un dato tecnico ma un segnale identitario. Dimostra che la destra può governare senza cadere, che un'esponente della tradizione post-fascista può essere affidabile, stabile, «normale». Il documento di Fratelli d'Italia alla vigilia del record recita: «Per un'Italia più forte», presentando quattro anni di misure in campo economico, sociale, sanitario come prova di concretezza. 

 

Questo racconto funziona perché tocca un bisogno profondo di un Paese abituato all'instabilità, dove la continuità diventa rassicurante. Non serve approfondire i contenuti; basta riconoscere nel leader una figura capace di «tenere la barra dritta». Come il mussolinismo, anche il melonismo punta sull'identificazione emotiva più che sull'adesione programmatica.

 

Essere «fascisti» nel senso storico sarebbe faticoso: richiederebbe studio, disciplina, coerenza con un'ideologia superata. Essere «mussoliniani» – o, oggi, «meloniani» – è più facile. Basta riconoscere in Meloni una figura forte, capace di garantire stabilità in un Paese storicamente instabile. 

 

Per molti italiani, allora, non conta se il governo ha fatto molto o poco. Conta che c'è, che tiene, che resiste. E in questo, Meloni incarna pienamente un mussolinismo contemporaneo, ovvero l'identificazione carismatica con un leader percepito come garante di forza e della stabilità, indipendentemente dai contenuti.

 

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