Inflazione in crescita: specchio del governo e del sovranismo della politica

Come non avrebbe potuto essere altrimenti, le stime Istat per l’inflazione di agosto indicano una crescita del 3,3% rispetto all’anno scorso, uno 0,4 in più rispetto al +2,9% di luglio. Ed ovviamente il motivo dominante è quello dei prezzi energetici (+17%).
Non arriviamo in generale a numeri a due cifre perché I prezzi alimentari crescono sempre della medesima percentuale, 1,1 come i servizi ricreativi, culturali, cura della persona e trasporti, che continuano a crescere “solo” di un punto, così come il carrello della spesa.
Insomma tutto costa più caro e dobbiamo alla “magnanimità” degli altri comparti se non siamo travolti dalle conseguenze delle tensioni internazionali. Magnanimità - sia chiaro - è un comportamento che in economia non esiste. Lo usiamo provocatoriamente per stigmatizzare le incertezze di tutti gli operatori economici di fronte ad una situazione che non si sa se e come durerà e, soprattutto, di fronte alla quale i decisori politici non solo navigano a vista, ma sembra che si impegnino per peggiorare la situazione.
Di fronte al Pil in calo e all’aumento del debito pubblico, infatti, saputo e risaputo che in parte è dovuto ad un calo demografico e all’invecchiamento della popolazione, cosa fanno i nostri decisori? Decidono di continuare con i bonus per far fare più figli (che pochi prendono in considerazione perché non sono importi tali per compensare quanto necessità per una famiglia con figli); rendono più difficile l’ingresso di migranti che, nonostante diversi tromboni stonati soprattutto nel governo, sono desiderosi di venire in Italia ed Europa per lavorare, anche e soprattutto per lavori che gli indigeni disdegnano; restringono le libertà economiche creando monopoli; aumentano le imposte rendendo difficile le nuove attività economiche e l’arrivo di capitali dall’estero; fiaccano, anche burocraticamente, le energie rinnovabili puntando ancora sul fossile; etc…
Insomma, un po’ di buon governo senza ideologie e con libertà e lungimiranza non guasterebbe. Quanto meno per farsi meno male, ché per i prodotti energetici, l’Italia da sola conta quanto il due di picche.