Piscine e laicità. La schizofrenia italiana

Qualche anno fa fu la piscina pubblica che, il Sindaco di un Comune in provincia di Firenze (Figline v.no), autorizzò per un corso di nuoto riservato a donne musulmane, indossando un costume integrale dalla testa alle caviglie e con istruttrici donne.
Oggi è una piscina privata di Roma (Tor Tre Teste) che prevede in questo mese alcune giornate con fasce orarie riservate alle donne, con personale femminile, che possono indossare ogni tipo di costume, dal bikini al burkini.
Sempre oggi, in provincia di Bolzano, Salorno, la piscina comunale riserva alcune ore solo alle donne, con qualunque costume.
La piscina privata fa quel che crede, ed è legittimo che ognuno faccia critiche o apprezzamenti che vuole.
Diverso per le piscine pubbliche. Che dovrebbero essere disponibili per chiunque, maschio o femmina che sia, che indossi il costume che ritiene più opportuno. Il pubblico usa i soldi di tutti e deve essere disponibile per tutti.
Se, applicando la logica di queste piscine, ci fossero trasporti pubblici (locali e nazionali) e servizi comunali riservati solo ad alcune categorie, avremmo disappunti diffusi, financo divieti a proseguire. Le piscine hanno uno statuto speciale? No!
Alcuni sostengono che questo "separatismo" sia integrazione. Ma quest’ultima significa aiutare persone di varie culture a condividere luoghi, regole e diritti. Trasformare invece gli spazi pubblici alla bisogna (separazione sessi, religiosa, etc) è - con accomodamento, retorica e discriminazione - il contrario di integrazione.
In Italia siamo particolarmente schizofrenici in materia.
Quasi sempre, coloro che sbraitano contro iniziative come quelle delle nostre piscine, sono tenaci assertori dell’obbligo di ostentazione pubblica di un simbolo religioso, il crocifisso cattolico: scuole, uffici pubblici, aule giudiziarie, etc. Ma, pur se nella nostra Costituzione i Patti lateranensi tra Stato e Chiesa romana sono parte integrante (art.7), la stessa Carta fondamentale proclama libertà di religione e di espressione.
Qualcosa quindi non torna. Ed è un qualcosa che induce alcuni a prendersela coi simboli musulmani e a sostenere l’ostentazione cattolica. Con, nel contempo, altri (le piscine di cui sopra) che, per rimediare a questa schizofrenia, si fanno paladini di un'integrazione che nega se stessa.
Uno “scompiglio” con basi culturali ed antropologiche che potrebbe essere stato evitato se si fosse dato seguito alla “formula” di Camillo Benso conte di Cavour “libera Chiesa in libero Stato”. Ma non è stato fatto. Per cui non stupiamoci, pur continuando ognuno a dire la propria, che accadano fatti come a Figline, Roma e Salorno.
Per chi avesse voglia di approfondire, è bene cominciare dalle norme in merito dei nostri cugini francesi (1 - 2)
Qui il video sul canale YouTube di Aduc