Giovedì 20 agosto 2026
Menu

Femminicidio. La colpa siamo noi

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

Sei donne uccise in cinque giorni. Atti di femminicidio che, quasi sempre in linea con quelli precedenti, vedono gli assassini rei-confessi, quando non tentano il suicidio.

Eppure abbiamo una legge, con la tragica esternazione di qualche politico che dà colpa al Governo se c’è scarsa vigilanza e applicazione, ma solo una sorta di repressione a posteriori, quando la donna è stata già ammazzata e le gazzette che scolpiscono frasi del tipo “ennesimo femminicidio”... che ormai “fa il paio” con “ennesimo morto sul lavoro”. E tutti lì distratti o che non capiscono, che pronunciano frasi del tipo “mai più” e interviste a vicini e parenti che dicono sempre che le vittime, e spesso anche gli assassini/responsabili, erano bravissime persone.

 

Visto l’andazzo, con tanto di richieste tipo “il governo venga a riferire in aula”, ci aspettiamo reazioni tipo inasprimento di pene. Con tragico sarcasmo non possiamo far altro che aspettare le prossime vittime…. e ricominciare da capo.

 

Inoltre, è frequente, anche tra i decisori istituzionali, sentir dire che il problema è molto culturale. E crediamo abbiano ragione.

Ma. al momento, tra informazione e stimoli culturali, tra leggi e pene che alcuni distratti o in mala o buona fede, credono che dovrebbero scoraggiare i potenziali assassini… siamo sempre allo stesso punto, anzi sembra che si peggiori.

 

Premessa che informazione diffusa e particolareggiata, nonché servizi tipo telefono di aiuto, sono importanti e dovrebbero essere potenziati, ci sono una serie di domande che le istituzioni non sono in grado di porsi, ma solo di controllare e favorire che siano libere da pregiudizi e censure.

La fondamentale domanda è: non è che questo accade perché la nostra è una società e cultura patriarcale? Verso la quale non c’è legge o pena scoraggiante che tenga, tant’è che, per l’appunto, gli assassini e violenti sono i primi a riconoscere di esser tali.

Abbiamo sfondato una porta aperta.

Ma ci sono tante porte che in diversi credono siano aperte, ma che lo sono solo in tempi e modi del loro essere. Che è quello - per intendere - che porta un uomo ad ammazzare una donna che non vuole sottomettersi a quello che lui chiama amore, considerandola non degna di vita per questa alterità. Cosa che nella tradizione giudaico-cristiana si fa finta che non ci sia. E che nella tradizione islamica è presente in ambiti che qualcuno chiama estremi e/o deviati.

Su questo non c’è inasprimento di pena o avviso di peccato che tenga. A noi cittadini non resta che raccogliere i resti e leccare le ferite. 

Pochi lo riconoscono, e quando lo esternano vengono considerati reietti da emarginare: i motivi sono nelle culture religiose, le stesse che impongono il matrimonio indissolubile come le tavole dei comandamenti o il maschio (e solo lui) che possa sposare tutte le donne che vuole e su di esse decidere loro vita e morte.

Il problema è che coloro che hanno come base questi principi religiosi (anche se non li esternalizzano in queste forme estreme), spesso sono gli stessi che fanno leggi e dispensano pene.

Il cambiamento “diffuso” non è possibile. Sarebbe possibile solo a livello individuale. Che le istituzioni possono stimolare. Prendiamone atto, siamo esseri umani anche di questo tipo.

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

 

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →