Alcol: una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi
Tre milioni di morti ogni anno nel mondo, oltre duecento patologie collegate, dal cancro alle malattie cardiovascolari fino ai disturbi mentali. Eppure il consumo di alcol continua a non generare l'allarme che merita. Lo sostiene Stefano Cagliano in un articolo pubblicato da Scienza in Rete, che definisce quello alcolico un problema di salute pubblica rimasto per troppo tempo nell'ombra.
Le prove scientifiche sui danni provocati dall'alcol — dagli incidenti stradali ai tumori — sono ormai solidissime. Eppure la gestione clinica e preventiva di questa emergenza resta clamorosamente indietro: pochi operatori sanitari utilizzano gli strumenti di screening disponibili, e ancora meno pazienti riescono ad accedere alle terapie efficaci che già esistono. Il risultato è una strage silenziosa che le istituzioni sembrano disposti a tollerare.
A rendere tutto più difficile è la normalizzazione culturale del bere: l'alcol è socialmente accettato, spesso celebrato, raramente percepito come una sostanza pericolosa. Questa bassa percezione del rischio da parte della popolazione è uno dei principali ostacoli alla prevenzione. A ciò si aggiunge l'influenza esercitata dall'industria delle bevande alcoliche, che storicamente opera per frenare l'adozione di misure restrittive — dall'etichettatura con avvertenze sanitarie alle limitazioni alla pubblicità — ostacolando politiche pubbliche più incisive.
Il divario tra l'entità del danno e la risposta istituzionale è dunque enorme. L'alcol uccide più di molte emergenze sanitarie che monopolizzano il dibattito pubblico, ma riceve una frazione dell'attenzione politica e mediatica che riceverebbe qualsiasi altra sostanza con lo stesso profilo di rischio. Una disparità che, secondo l'analisi di Scienza in Rete, non ha giustificazioni scientifiche: ha solo radici culturali ed economiche.