Immigrati. Le richieste di asilo tornano ai livelli del 2021: -17% rispetto a 2025
Nel primo semestre del 2026, i paesi dell’area UE+ hanno ricevuto 332.000 domande di protezione internazionale, il 17 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati pubblicati ieri dall’Agenzia dell’Ue per l’Asilo. Si tratta del dato più basso registrato in un primo semestre dell’anno dal 2021, segnato ancora dalla pandemia di Covid, e di un livello analogo a quello del triennio 2017-19, dopo la crisi dei rifugiati siriani. La transizione in Siria è uno dei fattori che ha contribuito alla riduzione delle domande di asilo, secondo l’Agenzia. Un altro fattore è la cooperazione con i paesi di origine e di transito. “L’escalation delle ostilità in Medio Oriente non ha portato a un aumento delle domande di asilo”, ha sottolineato l’Agenzia.
La principale nazionalità per richieste di asilo rimane l’Afghanistan, anche se con una diminuzione del 7 per cento su base annua, con 39 mila richieste. La seconda nazionalità è il Venezuela con 33 mila richieste e un calo di circa un terzo. Tuttavia, il 93 per cento delle domande d’asilo di venezuelani è stato presentato in Spagna. La terza nazionalità è il Bangladesh con 20 mila domande, in aumento del 13 per cento. La Francia è diventata il primo paese per numero di domande con 69 mila, seguita da Italia (66 mila), Spagna (55 mila) e Germania (55 mila).
L’Agenzia per l’asilo prevede un rigetto più rapido delle domande di asilo — Con l’entrata in vigore del nuovo Patto su migrazione e asilo, gli Stati membri dell’Ue dovrebbero ridurre il tasso di riconoscimento della protezione internazionale, grazie alle norme sulle procedure accelerate che consentono di rigettare le domande in modo più sbrigativo. Il Patto prevede che gli Stati membri debbano applicare la procedura di frontiera e la procedura di esame accelerata ai richiedenti provenienti da paesi per i quali il tasso medio di riconoscimento dell’UE in prima istanza è stato inferiore al 20 per cento nell’anno precedente. La stessa procedura si applica ai richiedenti asilo provenienti da paesi designati come sicuri.
Nel primo semestre del 2026, quasi il 56 per cento delle domande proveniva da cittadini di paesi che soddisfacevano uno o più di questi criteri. Tra questi figuravano alcuni dei gruppi di richiedenti più numerosi, come i cittadini provenienti dal Venezuela (33 mila), dal Bangladesh (20 mila), dall’Egitto (12 mila) e dalla Turchia (12 mila).
(Il Mattinale Europeo)