Legge anti fake news scatena timori per la libertà online
La Corea del Sud ha iniziato ad applicare una nuova normativa che inasprisce le sanzioni contro chi diffonde informazioni false su internet, suscitando forti preoccupazioni tra giornalisti, oppositori politici e osservatori internazionali.
La riforma, entrata in vigore lo scorso luglio, modifica l'Information and Communications Network Act e prevede danni punitivi fino a cinque volte il valore del pregiudizio causato per chi diffonde contenuti definiti "falsi o manipolati".
Come riporta Euronews, il provvedimento arriva dopo un'ondata di disinformazione online seguita al fallito tentativo di legge marziale del 2024, che aveva incluso accuse infondate di interferenza elettorale cinese. Tra i casi che hanno acceso il dibattito pubblico c'è anche quello di un youtuber di orientamento conservatore, incriminato per aver diffuso audio generati con intelligenza artificiale in cui si attribuiva falsamente all'attore Kim Soo-hyun una relazione con un'attrice minorenne, oggi deceduta: lo scandalo aveva costretto l'attore a sospendere le apparizioni pubbliche.
Il nodo principale contestato dai critici è l'assenza di una definizione giuridica chiara di cosa costituisca "informazione falsa o manipolata": una vaghezza che, secondo gli oppositori, rischia di aprire la strada a un'applicazione arbitraria della norma. Il principale partito di opposizione, il People Power Party, ha più volte criticato la riforma sostenendo che le piattaforme finiranno per censurare contenuti per timore di scontrarsi con il governo, mentre gli utenti tenderanno all'autocensura.
La Korea JoongAng Daily riporta le parole del parlamentare indipendente Han Dong-hoon, secondo cui le piattaforme finiranno per creare un vasto "ecosistema di censura" filtrando autonomamente i contenuti ritenuti problematici, in quanto la norma "solleva serie preoccupazioni costituzionali e viola la libertà di espressione". Una petizione parlamentare per l'abrogazione della modifica ha raccolto oltre 140mila firme tra maggio e giugno, ben oltre le 50mila necessarie per il deferimento a una commissione parlamentare permanente, ed è ora in esame alla Commissione scienza, tecnologie dell'informazione, radiodiffusione e comunicazioni dell'Assemblea Nazionale.
La Korea Media and Communications Commission (KMCC), l'autorità di controllo, ha respinto le accuse di censura di Stato, precisando che saranno gli operatori privati delle piattaforme, non il governo, a decidere se un contenuto segnalato costituisce informazione falsa o manipolata, e che la legge esenta dai risarcimenti i contenuti giornalistici realizzati nel pubblico interesse. Tuttavia, secondo quanto scrive il Korea Times, un docente dell'università Duksung di Seul ha avvertito che la norma rischia di incentivare l'autocensura diffusa e di scoraggiare il giornalismo su temi sensibili, spingendo le aziende internet ad adottare politiche di moderazione eccessivamente aggressive per evitare responsabilità legali, rimuovendo così anche contenuti legittimi. Il raggio d'azione della legge non si limita a video e post sui social media, ma si estende anche a recensioni e commenti su piattaforme di consegna, forum genitoriali e siti di e-commerce.
La vicenda ha varcato i confini sudcoreani. Secondo quanto riportato da CNBC, alcuni membri repubblicani della Commissione Giustizia della Camera statunitense, guidati dal deputato Jim Jordan, hanno inviato una lettera alle autorità sudcoreane esprimendo preoccupazione per il fatto che la norma possa consentire al governo di censurare il dibattito pubblico e colpire opinioni divergenti, chiedendo un incontro chiarificatore sulle modalità di applicazione. Secondo i firmatari della lettera, la maggior parte delle piattaforme coinvolte dai nuovi obblighi - tra cui Facebook, X, Instagram e YouTube - sono società statunitensi, e la legge potrebbe essere usata per costringere queste aziende a rimuovere contenuti anche quando si tratta di opinioni espresse da cittadini americani ma condivise o visibili da utenti sudcoreani.
Diverse organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, tra cui l'International Press Institute, hanno chiesto al governo di Seul di sospendere l'attuazione della norma e di avviare una consultazione con la comunità dei media e la società civile, oltre a una valutazione indipendente dell'impatto sui diritti umani prima di procedere.