Giovedì 10 settembre 2026
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Nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Luglio - Agosto 2026

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026. Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.

 

Le prospettive internazionali rimangono incerte. La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.

 

Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti. Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.

 

Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.

 

A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.

 

L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio.

 

Focus: Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.

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