Venerdì 28 agosto 2026
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Tabacco, 80mila risposte alla consultazione UE: si ascolterà la scienza?

U.E.
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La Commissione Europea si trova a dover gestire una mole di riscontri senza precedenti sulla revisione delle norme relative al tabacco. Come riporta Vaping Post, la seconda consultazione pubblica lanciata da Bruxelles il 22 maggio e chiusa lo scorso 14 agosto, sommata alla precedente call for evidence, ha raccolto oltre 80.000 contributi da cittadini, aziende, associazioni di consumatori e organizzazioni sanitarie. Questi dati confluiranno nella revisione della direttiva sui prodotti del tabacco e di quella sulla pubblicità del tabacco, attese entro la fine del 2026.

 

Il nodo centrale del dibattito riguarda il modo in cui l'Unione Europea intende regolamentare la nicotina: se trattarla come un'unica categoria di rischio, indipendentemente dal prodotto che la veicola, oppure se distinguere le normative in base al rischio effettivo di ciascun prodotto, separando le sigarette tradizionali dalle sigarette elettroniche, dal tabacco riscaldato e dalle bustine di nicotina.

 

Ancora prima che le risposte alla consultazione siano state analizzate nel dettaglio, le critiche si sono concentrate sul metodo con cui la Commissione ha raccolto i pareri. Il professor Riccardo Polosa, dell'Università di Catania, ha dichiarato all'agenzia Eunews che il questionario predisposto da Bruxelles solleva dubbi sia sulla trasparenza sia sulla qualità complessiva del processo. Secondo Polosa, il fatto di raggruppare in domande generiche prodotti alla nicotina profondamente diversi tra loro rischia di offuscare le differenze di rischio relativo tra le varie categorie. Il professore sostiene che l'obiettivo prioritario della futura legislazione dovrebbe restare la riduzione delle malattie e dei decessi legati al fumo, distinguendo con chiarezza le sigarette combuste dalle alternative non combuste.

 

Non si tratta di un dibattito puramente tecnico sulla struttura dei sondaggi: la futura normativa potrà incidere su centinaia di milioni di consumatori europei, dato che l'attuale direttiva sui prodotti del tabacco regolamenta già sigarette, tabacco senza combustione e sigarette elettroniche, tra le altre categorie.

 

Un ulteriore elemento chiamato in causa è il modello scandinavo. Il ricercatore norvegese Karl E. Lund ritiene che i responsabili politici dovrebbero guardare con maggiore attenzione ai paesi nordici, e in particolare alla Svezia, dove le sigarette sono state progressivamente sostituite da alternative senza combustione come lo snus e le bustine di nicotina. Secondo Lund, invece di puntare esclusivamente all'eliminazione del consumo di nicotina, la regolamentazione dovrebbe aiutare chi non può o non vuole smettere di usare nicotina ad allontanarsi dal fumo tradizionale. Lund descrive l'approccio scandinavo come un modello di regolazione proporzionata al rischio, in cui i prodotti non vengono automaticamente equiparati solo perché contengono nicotina.

Sul fronte della percezione del rischio, i dati dell'organizzazione britannica ASH mostrano che nel 2025 il 56% degli adulti britannici che conoscevano il vaping lo riteneva altrettanto o più dannoso delle sigarette tradizionali, mentre solo il 28% lo identificava correttamente come meno nocivo. Per chi sta valutando se passare dal fumo al vaping, questo tipo di percezione distorta non è un dettaglio trascurabile. Anche i dati sui più giovani raccontano una storia simile: nel 2024, il 58% degli adolescenti britannici tra gli 11 e i 17 anni che conoscevano il vaping lo riteneva altrettanto o più dannoso del fumo, un dato che tuttavia non sembra scoraggiarne la sperimentazione.

 

Sul piano commerciale, la Confederazione Europea dei Rivenditori di Tabacco ha avvertito che restrizioni sproporzionate rischiano di penalizzare le attività commerciali che rispettano le regole, favorendo al contrario i venditori illeciti. Anche Lund ha sollevato preoccupazioni analoghe, sostenendo che i regolatori devono tenere conto delle conseguenze reali che si producono quando le alternative legali diventano meno accessibili o meno attraenti per i consumatori.

 

Uno degli aspetti forse più trascurati dell'intera consultazione riguarda proprio il modo in cui l'Europa comunica il rischio relativo tra i diversi prodotti. La diffusa convinzione che il vaping sia pericoloso quanto il fumo tradizionale mostra cosa può accadere quando i messaggi di sanità pubblica insistono sull'incertezza scientifica senza spiegare adeguatamente l'entità reale del rischio.

 

L'Europa si trova quindi davanti a una scelta che va oltre il tema di aromi, pubblicità o packaging: decidere se regolare la nicotina in base alla sua semplice presenza in un prodotto, oppure regolare i prodotti in base al rischio che effettivamente comportano. Per chi sostiene le strategie di riduzione del danno da tabacco, la vera prova di credibilità della consultazione sarà stabilire se Bruxelles ascolterà davvero le prove che ha chiesto ai cittadini europei di fornire.

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