The Economist: il 70% della cocaina mondiale arriva dalla Colombia

Un'inchiesta fotografica di The Economist, realizzata con gli scatti del fotoreporter Mads Nissen, ricostruisce le dimensioni raggiunte dal narcotraffico in Colombia, paese che secondo il settimanale britannico produce circa il 70% della cocaina consumata nel mondo. Nel 2024 il commercio illecito della sostanza, stimato in circa 15 miliardi di dollari, avrebbe superato il petrolio come principale fonte di proventi da esportazione del paese sudamericano.
Il reportage descrive nel dettaglio la filiera produttiva: per ottenere un chilo di cocaina in polvere servono circa 600 chili di foglie di coca, e i contadini che le raccolgono guadagnano il doppio rispetto a quanto ricaverebbero coltivando caffè. Nei laboratori clandestini nella giungla, la pasta base viene lavorata con solventi industriali come la benzina fino a raggiungere una purezza che può toccare il 90%.
Secondo il fotografo Nissen, che ha seguito la catena produttiva dai laboratori nella foresta fino alle rotte internazionali, il fenomeno non riguarda solo produttori e consumatori abituali ma coinvolge ormai una fetta molto ampia della società: una vera e propria "democratizzazione della droga", che lega strettamente quanto accade in America Latina a quanto avviene in Europa, dove secondo le Nazioni Unite si concentra circa il 22% dei 25 milioni di consumatori di cocaina nel mondo.
La droga lascia il paese attraverso diversi canali: corrieri che nascondono la sostanza sul corpo o la ingeriscono in capsule nei controlli dell'aeroporto di Bogotá, ma anche sommergibili artigianali e imbarcazioni semisommerse ("narcosubmarinos") che partono dai porti sul Pacifico di Tumaco e Buenaventura, sempre più sofisticati nell'eludere i sistemi di rilevamento.
Il reportage documenta anche il costo sociale di questa economia illegale nei quartieri urbani come Potrero Grande, alla periferia di Cali, dove i figli di famiglie sfollate dalle zone rurali finiscono spesso reclutati dalle reti criminali per mancanza di alternative economiche.
Viene seguita da vicino anche l'unità antinarcotici d'élite della polizia colombiana, i Comandos Jungla, impegnata nel dipartimento del Putumayo in raid aerei che distruggono i laboratori clandestini con esplosivi. Nonostante l'alto costo operativo e i rischi delle missioni, la resilienza delle reti criminali resta pressoché intatta: un agente, esausto dopo aver distrutto un gruppo di sei laboratori, ha ammesso che entro il giorno successivo la produzione può facilmente ripartire.
Come riporta ColombiaOne.com, l'inchiesta di The Economist conferma un quadro già segnalato da altre fonti: secondo l'ultimo World Drug Report delle Nazioni Unite, la Colombia concentrava già nel 2023 oltre il 67% delle coltivazioni illecite di coca a livello mondiale, un dato che ha spinto la produzione globale di cocaina pura a livelli record.