Editoriale. Leggiamo l’andamento dell’economia italiana

La nota Istat sull’andamento dell’economia italiana nei mesi di luglio e agosto appena trascorsi, è una fotografia rispetto alla quale tutti i decisori economici ed istituzionali devono fare i conti. Anche se siamo abituati a vedere i decisori economici molto interessati a prostrarsi ai poteri di turno. Che facilitano le loro operazioni al fine di garantirgli soldi pubblici per profitti privati, con anche l’ombrello di nuovi oligopoli e monopoli. E i decisori pubblici a ripetere “a paperina” che tutto va bene e migliora o che tutto va male e peggiora.
Mentre i banali cittadini/consumatori sono alle prese con aumenti dei prezzi non solo per le conseguenze geopolitiche mondiali, ma anche e soprattutto per incapacità di questi decisori.
Rallenta il Pil in Usa e in Cina, caratterizzato da - più che altro - massicci investimenti nell’Intelligenza Artificiale (prossimi ad una bolla?) e aumento dei debiti pubblici con gli interessi delle obbligazioni schizzati in alto.
Le prospettive internazionali sono quanto mai dubbie e il ruolo dell’Italia è sempre più marginale, mentre l’Ue stenta a “slegarsi”
A seguito di questi dati Istat, dalla politica ne sentiremo delle belle. Ma sia chiaro che l’aumento dello 0,2% del Pil rispetto ai tre mesi precedenti è robetta (galleggiamento direbbe il ministro Giorgetti). Soprattutto se consideriamo che la variazione acquisita per il 2026 è pari a 0,8% rispetto all’1,4% dell’Ue; e con un debito pubblico - 139% - tra i più elevati dell’Unione stessa.
“Conforta” la crescita di 0,7% a luglio, rispetto al mese precedente, della produzione industriale? Non ne saremmo tanto entusiasti se consideriamo che le produzioni in crescita sono molto legate e oligopoli e monopoli che, a fronte dei bei risultati (temporanei) delle aziende, tempo un paio di respiri rappresentano il problema dei problemi nel favorire la crescita di prezzi e calo delle qualità.
Il numero di occupati a luglio è stabile rispetto a giugno per i 35-49enni, ma una stabilità che, essendo in calo l'occupazione femminile e quella di tutte le altre fasce di età, mixando con la crescita esponenziale dei pensionati, la cosiddetta crisi demografica-abitativa e l’aumento dei prezzi, compromette qualità e investimenti. Sempre considerando che decisori - di governo e di opposizione - fanno entrambi danno mai dicendo le cose come stanno, ma solo ai fini della loro propaganda che, visto che le persone rispondono andando sempre meno a votare - non si rendono conto che si stanno solo suicidando.
Situazione che trova riscontro con l’inflazione in aumento come non mai, 3,3%