L’Ai è un danno per l’umanità? Crollano i titoli virtuali di Claude e ChatGPT
Oltre 270 miliardi di dollari di valutazione implicita sono evaporati in poche ore da OpenAI e Anthropic, le società americane che gestiscono ChatGPT e Claude, i due modelli occidentali di AI più diffusi. Il tutto nel corso di queste ore di week end, mentre i mercati tradizionali sono chiusi. Il segnale arriva da Hyperliquid, la piattaforma decentralizzata sulla quale vengono scambiati contratti legati al possibile valore futuro di alcune delle più importanti società private del mondo.
Il movimento più violento riguarda OpenAI. Il contratto è in calo di circa l’11%, portando la valutazione implicita della società che controlla ChatGPT intorno a 1.465 miliardi di dollari. Anthropic - la società fondata da Dario Amodei e sviluppatrice di Claude - sta accusando un calo di domenica del 4%, scendendo poco sopra 2.070 miliardi.
Nel complesso, i due titoli sintetici continuano ad attribuire alle società una valutazione superiore a 3.500 miliardi di dollari. Una cifra vicina alla capitalizzazione delle maggiori società quotate al mondo.
Il ribasso è arrivato subito dopo le dichiarazioni con cui i vertici delle due piattaforme hanno aperto alla possibilità di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per contenerne i rischi. Il messaggio più forte è stato lanciato da Dario Amodei. In un saggio pubblicato sabato sul suo sito personale, dal titolo “We Must Pace the Frontier”, il numero uno di Anthropic ha scritto: «Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Il progresso continuerà a sembrare veloce e dovremo utilizzare saggiamente il tempo guadagnato».
Amodei teme soprattutto la cosiddetta auto-miglioramento ricorsivo - la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di contribuire allo sviluppo della generazione successiva di modelli. Un processo che potrebbe accelerare il progresso oltre la capacità umana di comprendere e controllare le nuove tecnologie.
«Se non verrà controllato, potrebbe superare la nostra capacità di comprendere e governare questi sistemi e deve quindi essere perseguito con grande cautela, ammesso che debba essere perseguito», ha aggiunto.
La sua preoccupazione riguarda anche l’utilizzo di gruppi di agenti autonomi per condurre attacchi informatici. Secondo Amodei, entro sei o dodici mesi uno sciame di agenti più avanzati potrebbe arrivare a controllare una parte rilevante di Internet attraverso una rete persistente di computer compromessi, causando centinaia di miliardi di dollari di danni.
La proposta prevede che le società più avanzate concedano a valutatori indipendenti un accesso continuativo ai propri sistemi. Questi soggetti dovrebbero verificare il rispetto degli impegni sulla sicurezza e segnalare gli incidenti senza essere sottoposti al controllo editoriale delle aziende.
Il secondo passaggio riguarda un accordo tra i principali sviluppatori di intelligenza artificiale dei Paesi democratici per introdurre standard comuni e limiti alla velocità del progresso. L’ultima fase punta a una forma di coordinamento internazionale che coinvolga anche la Cina, almeno sugli utilizzi considerati più pericolosi, come la produzione di armi biologiche.
Non si tratta ancora di una decisione operativa o di un accordo per sospendere lo sviluppo dei modelli. Amodei ha ugualmente indicato in modo esplicito la necessità di ridurre la velocità della corsa.
Alla posizione di Anthropic si sono avvicinati sia Sam Altman sia Elon Musk. Il numero uno di OpenAI ha spiegato di considerare inaccettabile anche una probabilità limitata che l’intelligenza artificiale possa provocare conseguenze estreme per l’umanità, mentre il fondatore di xAI ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alla posizione di Amodei.
Altman ha inoltre lasciato intendere che le principali società potrebbero raggiungere un’intesa per coordinare le misure di sicurezza. Il principio espresso è che, davanti a rischi catastrofici, la tutela delle persone debba prevalere sulla velocità dello sviluppo e sugli interessi economici delle singole aziende.
Per OpenAI si è aggiunta una seconda notizia capace di colpire direttamente le aspettative degli investitori. Altman ha escluso una quotazione nel corso del 2026.
«Considerando tutto ciò che sta accadendo sul fronte della sicurezza, questo sarebbe un momento sconsigliabile per quotarsi», ha affermato.
La prospettiva dell’Ipo si allontana quindi almeno fino al 2027. OpenAI non avrebbe necessità immediata di raccogliere capitale attraverso Wall Street e potrebbe essere chiamata ad assumere decisioni non orientate esclusivamente alla massimizzazione dei risultati finanziari di breve periodo.
Il rinvio aiuta a spiegare perché il contratto su OpenAI abbia perso più terreno rispetto a quello di Anthropic. Il valore di questi strumenti dipende in larga parte dalle aspettative sulla futura quotazione. Quando l’Ipo viene rinviata, aumenta la distanza dal momento in cui il mercato potrà attribuire alla società una valutazione attraverso lo scambio di azioni reali.
Le dichiarazioni incidono anche sulla narrativa che ha sostenuto il settore. Negli ultimi anni gli investitori hanno costruito le proprie valutazioni sulla possibilità che le capacità dei modelli continuassero a crescere a una velocità straordinaria.
Lo scenario prevedeva prodotti sempre più potenti, una rapida diffusione degli agenti autonomi e l’integrazione dell’intelligenza artificiale in una parte crescente dell’economia. Su questa prospettiva sono stati giustificati gli enormi investimenti nei data center e nell’acquisto dei chip più avanzati.
Un rallentamento coordinato introdurrebbe una variabile nuova. Tempi più lunghi nello sviluppo dei modelli potrebbero ridurre la velocità di crescita dei ricavi e rinviare il momento in cui gli investimenti inizieranno a produrre rendimenti adeguati. Aumenterebbe anche il rischio di nuovi vincoli normativi e di controlli più rigidi sui prodotti.
Rimane aperta una domanda: il forte calo delle quotazioni nel week end corrisponde alla distruzione di centinaia di miliardi di dollari?
La risposta è no. OpenAI e Anthropic non sono società quotate e su Hyperliquid non vengono scambiate le loro azioni. Nessuno dei due gruppi possiede quindi una capitalizzazione di Borsa ufficiale che possa aumentare o diminuire durante la giornata.
Gli strumenti negoziati sono perpetual future sintetici - contratti derivati senza una scadenza prestabilita. Permettono agli operatori di scommettere sulla valutazione che OpenAI e Anthropic potrebbero raggiungere al momento della quotazione o in una futura operazione sul capitale.
Chi acquista questi contratti non diventa azionista e non riceve diritti sulle società. Le posizioni vengono regolate in denaro e il prezzo nasce dall’incontro tra investitori disposti a scommettere al rialzo o al ribasso.
Anche i 3.500 miliardi di valutazione complessiva rappresentano quindi un numero virtuale. Le ultime operazioni reali sul capitale avevano attribuito a OpenAI un valore vicino a 852 miliardi e ad Anthropic 965 miliardi, quest’ultimo fissato dal round Serie H da 65 miliardi chiuso a fine maggio. Il valore complessivo emerso dai round privati si colloca quindi intorno a 1.800 miliardi, quasi la metà di quanto indicato da Hyperliquid.
La liquidità di questi strumenti è inoltre molto inferiore rispetto a quella dei mercati azionari tradizionali. Ordini relativamente piccoli possono generare movimenti percentuali e variazioni teoriche di valore molto ampie. Un calo del 15% applicato a 3.500 miliardi equivale matematicamente a oltre 500 miliardi, senza che quella somma sia stata realmente bruciata sul mercato.
Questi contratti conservano ugualmente una funzione interessante. Hyperliquid rimane aperta ventiquattro ore su ventiquattro e consente di osservare la prima reazione degli investitori alle notizie diffuse durante il fine settimana.
Il ribasso di OpenAI e Anthropic offre quindi il polso delle aspettative del mercato prima della riapertura delle contrattazioni tradizionali di lunedì. Sarà allora possibile verificare se i timori emersi nel mondo dei derivati sintetici si trasferiranno anche sui titoli quotati maggiormente esposti alla corsa all’intelligenza artificiale.
(Vito Lops su IlSole24Ore del 13/09/2026)