Venerdì 28 agosto 2026
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Cambridge, 24 milioni per organi umani coltivati senza test su animali

EUROPA - REGNO UNITO
Notizia ·

L'Università di Cambridge guiderà un nuovo progetto di ricerca da oltre 24 milioni di euro (circa 20 milioni di sterline) per coltivare in laboratorio organi umani in miniatura, i cosiddetti organoidi, a partire da cellule donate dai pazienti del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). Come riporta la LAV (Lega AntiVivisezione) in un articolo firmato da Michela Kuan, l'iniziativa è finanziata dal Medical Research Council britannico e nasce con l'obiettivo dichiarato di ridurre progressivamente il ricorso alla sperimentazione animale nello sviluppo di nuovi farmaci.

 

Il cuore del progetto è lo UK Pre-clinical Translational Models Hub, che sarà ospitato presso il Cambridge Stem Cell Institute, all'interno del Jeffrey Cheah Biomedical Centre sul Cambridge Biomedical Campus. Il centro sarà co-diretto dal professor Matthias Zilbauer e dal professor Bertie Göttgens, entrambi dell'istituto di ricerca sulle cellule staminali dell'ateneo britannico. L'obiettivo è costruire una piattaforma nazionale che validi, standardizzi e renda disponibile su larga scala un catalogo di organoidi derivati da pazienti e di modelli computazionali avanzati.

Gli organoidi sono piccoli gruppi organizzati di cellule umane che riproducono le caratteristiche strutturali e funzionali di un organo reale, come l'intestino, il fegato o il cervello, e possono essere impiegati per studiare come una malattia si sviluppa e come un farmaco agisce su un determinato paziente. Il progetto integrerà anche sistemi organ-on-a-chip, dispositivi basati su tecnologie di microfluidica capaci di simulare funzioni fisiologiche complesse come il respiro, il battito cardiaco o il filtraggio renale, offrendo così un modello ancora più realistico della biologia umana rispetto alle colture cellulari tradizionali.

 

Uno dei nodi che il nuovo hub punta a risolvere è quello della riproducibilità: fino ad oggi, laboratori diversi che seguono protocolli apparentemente simili possono ottenere organoidi con comportamenti differenti, rendendo difficile confrontare i risultati o costruire set di dati standardizzati su cui le agenzie regolatorie e le aziende farmaceutiche possano fare affidamento. Il progetto prevede infatti di lavorare con la comunità scientifica di tutto il Regno Unito per creare una biblioteca di organoidi validati, distribuita ad accademici e industria farmaceutica, incluse aziende come AstraZeneca e GSK, con l'obiettivo di individuare cure più efficaci in tempi più rapidi. Le patologie indicate come prioritarie sono in particolare i tumori e le malattie infiammatorie intestinali.

 

L'iniziativa si inserisce nella più ampia strategia britannica sulle NAMs (New Approach Methodologies), le nuove metodologie che uniscono biotecnologie e intelligenza artificiale per sostituire i modelli animali. Il governo del Regno Unito ha inoltre annunciato l'intenzione di eliminare gradualmente i test sugli animali per irritazione cutanea e oculare entro la fine del 2026, i test di potenza del botox sui topi entro il 2027 e di ridurre in modo significativo, tra il 35 e il 50%, gli studi di farmacocinetica e sicurezza cardiovascolare condotti su cani e primati non umani entro il 2030, stanziando complessivamente 75 milioni di sterline per sostenere questa transizione.

 

Un contesto ben diverso, secondo quanto denuncia LAV, è quello italiano: nel nostro paese era stata proposta l'introduzione di un finanziamento di 10 milioni di euro l'anno per il triennio 2026-2028 destinato alla ricerca sulle NAMs, ma lo stanziamento non è stato approvato. L'associazione sottolinea come, mentre Regno Unito e Stati Uniti (dove il National Institutes of Health ha destinato 87 milioni di dollari alla creazione di un centro nazionale dedicato agli organoidi standardizzati) investono somme consistenti in questo ambito, in Italia i fondi pubblici destinati ai modelli di ricerca alternativi alla sperimentazione animale restano pari a zero.

 

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