Giovedì 20 agosto 2026
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Chapitos: come i figli di El Chapo controllano Culiacán

AMERICHE - MESSICO
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Dopo l'estradizione negli Stati Uniti di Joaquín "El Chapo" Guzmán nel 2017, il cosiddetto cartello di Sinaloa non si è dissolto: è passato nelle mani dei suoi figli, i "Chapitos". Come racconta il giornalista Ioan Grillo sulla newsletter CrashOut, quattro fratelli - Iván Archivaldo, detto "El Chapito" (39 anni), Jesús Alfredo, "Alfredillo" (36), Joaquín, "El Guero" (36), e Ovidio, "El Ratón" (32) - hanno di fatto ereditato e consolidato il potere criminale del padre, imponendosi anche su narcotrafficanti di lunga esperienza che li consideravano poco più che ragazzini viziati, privi della scaltrezza necessaria per gestire un impero della droga.

 

Secondo il racconto di Grillo, i fratelli hanno dovuto superare due prove decisive per affermarsi. La prima è stata la resa dei conti interna con Dámaso López, storico braccio destro del padre, che i Chapitos sono riusciti a neutralizzare consolidando così il controllo sulle strutture del cartello. La seconda, ben più clamorosa, è stato lo scontro diretto con l'esercito messicano.

L'episodio che secondo il giornalista rappresenta la vera "laurea" dei Chapitos - il momento in cui hanno dimostrato di poter tenere in scacco lo Stato messicano - è quello che è passato alla storia come il "Culiacanazo". Il 17 ottobre 2019 le forze di sicurezza messicane fermarono Ovidio Guzmán a Culiacán, capitale dello stato di Sinaloa. La reazione fu immediata e violentissima: centinaia di sicari del cartello si riversarono nelle strade della città, dando fuoco a veicoli, bloccando le strade e ingaggiando scontri armati con l'esercito. Le autorità, per evitare una strage tra la popolazione, decisero di liberare Ovidio poche ore dopo il fermo. L'allora presidente Andrés Manuel López Obrador giustificò la scelta dicendo di aver voluto proteggere la popolazione ed evitare ulteriori spargimenti di sangue.

 

Grillo ricorda che l'episodio, pur avvenuto nell'ottobre 2019, ha generato un narcocorrido - le ballate musicali che nel folklore di Sinaloa celebrano le gesta dei narcotrafficanti - pubblicato solo qualche mese più tardi. Ovidio sarebbe stato arrestato di nuovo nel gennaio 2023, in un'operazione che causò numerosi morti, ed estradato negli Stati Uniti nel settembre di quello stesso anno per affrontare accuse di narcotraffico.

 

Nel suo articolo, il giornalista descrive Culiacán come una città oggi sotto un controllo pervasivo e quasi normalizzato da parte del cartello. Lungo le strade che portano alla città, racconta Grillo, si incontrano i cosiddetti "punteros", uomini del cartello che sorvegliano apertamente il territorio, tanto da montare persino un telone per proteggersi dal sole mentre controllano chi entra ed esce dalla capitale di Sinaloa. Si tratta di una figura diversa dai tradizionali "halcones", le vedette che nelle altre città messicane mantengono un profilo basso limitandosi a segnalare movimenti sospetti via telefono o radio: a Culiacán, invece, la presenza del cartello è dichiaratamente visibile.

 

Grillo segnala inoltre come nella città operino apertamente dispensari di marijuana di alta qualità, nonostante il Senato messicano non abbia ancora approvato una legge che regolamenti la legalizzazione della cannabis a livello nazionale. Un'ulteriore testimonianza, secondo il giornalista, di come il potere dei Chapitos permei ormai la vita quotidiana della città, ben oltre gli episodi di violenza più eclatanti.

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